Russia: Lavrov accusa i vertici del Montenegro di tradimento

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 15:36 in Balcani Russia

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Il ministro degli Affari Esteri della Russia, Sergey Lavrov, ha dichiarato di ritenere che la classe politica del Montenegro, incluso il presidente, Milo Djukanovic, abbia dato dimostrazione di russofobia e ciò, ha commentato Lavrov, rappresenta un tradimento. 

Nello specifico, il ministro degli Esteri russo ha rivelato che Mosca si sente amareggiata, in quanto tradita da un Paese che in precedenza era rimasto al suo fianco, sebbene sia al tempo stesso fiduciosa che le posizioni russofobiche dei vertici di Podgorica non siano condivise dalla maggior parte dei cittadini montenegrini.  

In aggiunta, secondo quanto rivelato, lunedì 27 aprile, dal sito in inglese dell’agenzia stampa russa, TASS, Lavrov ha altresì dichiarato di essere amareggiato per l’attuale stato delle relazioni con il Montenegro, dato il suo personale legame con lo Stato balcanico. Secondo il ministro degli Esteri di Mosca, in particolare, il peggioramento delle relazioni con Podgorica dipende dalla “posizione chiaramente russofobica” del presidente, alla guida del Paese da circa 20 anni, il quale ha deciso di “andare contro il buonsenso e contro tutto ciò a cui in precedenza era favorevole” nell’ambito dei rapporti con la Russia. 

A tale riguardo, Lavrov ha dichiarato di non escludere che il cambiamento dell’approccio di Djukanovic verso la Russia sia dipeso dalle accuse ricevute dai Paesi occidentali, tra cui quelle di contrabbando avanzate da alcuni Stati d’Europa. In tale contesto, il ministro degli Esteri della Russia ha sottolineato che “quando i politici si sentono vulnerabili possono essere facilmente manipolati”. 

Le tensioni tra Russia e Montenegro sono in una nuova fase da quando, lo scorso 28 febbraio, Djukanovic ha accusato la Serbia di voler indebolire l’indipendenza del Montenegro di concerto con la Russia. 

Nello specifico, le accuse contro la Serbia derivavano dalla reazione di Belgrado e di Mosca all’approvazione, da parte di Podgorica, lo scorso 27 dicembre, della legge per cui le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 dovranno dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che il 1918 è l’anno in cui il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. 

Sebbene Djukanovic abbia più volte sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né privarli dei propri luoghi di culto, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. 

In seguito all’approvazione della legge, i cittadini ortodossi hanno protestato più volte in Montenegro, Kosovo e Serbia. Le manifestazioni sono state criticate da Djukanovic, il quale aveva dichiarato di ritenere che le proteste siano di natura politica, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, sebbene mascherate da manifestazioni religiose. 

In aggiunta, a supporto dei cittadini di fede ortodossa era giunta la Russia, la cui portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, aveva invitato i legislatori montenegrini a rivedere la legge approvata, per rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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