Iraq: un’ulteriore crisi proveniente dal Kurdistan

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 13:38 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre l’Iraq si ritrova ad affrontare una perdurante fasi di impasse politica, una delegazione del Kurdistan iracheno si è recata a Baghdad per discutere di questioni relative alla formazione del governo e alla riduzione dei prezzi del petrolio. Dal canto suo, l’esecutivo iracheno ad interim ha deciso di non erogare gli stipendi di circa 300.000 impiegati curdi, a seguito del mancato accordo in ambito petrolifero.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il 27 aprile. Gli ultimi colloqui si sono tenuti a partire dal 19 aprile, mentre la decisione del governo ad interim risale al 6 aprile. Secondo quanto affermato, l’alleanza curda di Erbil desidera innanzitutto che il nuovo esecutivo di Baghdad veda ancora la presenza dell’attuale ministro delle Finanze, Fuad Hussein, membro del Partito Democratico del Kurdistan, oltre ad ulteriori condizioni riguardanti il bilancio della regione. Ad aggiungersi a tale richiesta, Erbil si è rifiutata di fornire a Baghdad i 250.000 barili di petrolio al giorno da vendere attraverso la National Oil Company, previsti da un accordo raggiunto il 27 novembre 2019. A seguito di tale mossa, Baghdad ha deciso di sospendere gli stipendi per i dipendenti della regione, che ammontano a circa 300.000 ed includono altresì membri Peshmerga e delle forze di sicurezza. Tale clausola era stata stabilita con la legge di bilancio del 2019, secondo cui Baghdad si sarebbe occupata dei salari e avrebbe concesso il 7% del budget in cambio dei proventi della vendita dei 250.000 barili di petrolio.

A detta di fonti politiche irachene, la decisione di Baghdad mira ad esercitare pressione sui leader di Erbil, affinchè questi accettino un compromesso e consentano al premier designato, Mustafa al-Kazemi, di realizzare la squadra di governo. Tuttavia, le medesime fonti hanno evidenziato come le azioni di entrambe le parti potrebbero rappresentare un ulteriore ostacolo alla formazione del nuovo esecutivo e, nel caso in cui il governo ad interim non retroceda da quanto stabilito, è il voto di fiducia dell’alleanza curda per al-Kazemi ad essere compromesso.

Dall’altro lato, fonti curde, tra cui il parlamentare dell’Alleanza del Kurdistan, Sherwan Mirza, hanno riferito di non voler rappresentare un ostacolo alla creazione del futuro governo, bensì una soluzione. Tuttavia, le loro richiesta è chiara e corrisponde a tre Ministeri nella squadra governativa e il rilascio della quota di bilancio per la regione. In tale quadro, secondo il vicepremier del governo del Kurdistan, Qubad Talabani, ha sottolineato che la salvaguardia del sostentamento e degli stipendi della popolazione curda è compito del governo e che verrà contrastato qualsiasi tentativo di minare i suoi diritti in materia finanziaria.

Circa i rapporti tra Baghdad ed Erbil, risale al 25 settembre 2017 il referendum con cui la popolazione curda è stata chiamata alle urne per decidere se ottenere una completa indipendenza dall’Iraq. Sebbene il 93% degli elettori si fosse pronunciato a favore, il governo centrale di Baghdad ha rifiutato di riconoscere la validità del voto, reprimendo l’ondata separatista. A essere contrari erano anche altri Paesi, Turchia in primis, preoccupata dalla minoranza curda presente all’interno dei suoi stessi confini, oltre a Stati Uniti e Iran.

Per quanto riguarda la disputa sulle entrate petrolifere, il Governo regionale del Kurdistan (KRG) agisce in modo indipendente per quanto riguarda petrolio e gas dal 2006, esportando il proprio petrolio sul mercato internazionale attraverso un gasdotto che passa per la Turchia. Ciò si era verificato dopo anni di tensioni conclusesi nel 2014, quando l’allora primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, decise di sospendere la condivisione della quota del bilancio federale della regione del Kurdistan, lasciando centinaia di migliaia di dipendenti del settore pubblico con stipendi non pagati. Una decisione a cui i cittadini reagirono scendendo in piazza a manifestare.

Nello stesso anno, i Peshmerga curdi presero il controllo della sicurezza nel territorio conteso di Kirkuk, permettendo al KRG di prendere anche il controllo dei giacimenti petroliferi della provincia. Successivamente, con la conquista dell’area da parte delle forze irachene nel 2017, il KRG perse circa la metà delle sue entrate petrolifere, costringendo il governo a sospendere le esportazioni attraverso la Turchia per diversi mesi. La situazione è tornata alla normalità solo nel marzo del 2018, dopo l’insediamento a Baghdad del premier Adel Abdul Mahdi e con l’accordo che prevede la consegna di barili in cambio di fondi statali.

Tuttavia, la questione non risulta essere ancora risolta e, secondo alcuni, il rischio è che vada ad aggravare una situazione politica instabile, che vede l’Iraq privo di un governo dal 30 novembre 2019, data della dimissioni di Mahdi. L’ex- capo dell’intelligence, Mustafa al-Kadhimi, la cui nomina è giunta il 9 aprile, è tuttora impegnato nel ciclo di negoziazioni volte a formare la nuova squadra di governo. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.