Grecia: incendio nel campo di Samos, 200 migranti senza un tetto

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 18:02 in Grecia Immigrazione

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Almeno 200 richiedenti asilo sono rimasti senza casa dopo che un incendio ha devastato un campo profughi situato nellisola greca di Samos. È quanto ha riferito il segretario del Ministero delle Migrazioni, Manos Logothetis, lunedì 27 aprile, specificando che il rogo è scoppiato domenica sera, dopo una lite tra i residenti del campo. Circa 200 persone sono rimaste senza tetto”, ha dichiarato Logothetis. Una fonte di polizia locale ha poi aggiunto che un secondo incendio è divampato nella giornata di lunedì dopo alcuni scontri tra persone di lingua araba e africane. Squadre antisommossa sono state inviate sul luogo per cercare di placare i disordini e 7 persone sono state arrestate.

La situazione sulle isole greche del Mar Egeo è ormai al limite del tollerabile. Il 22 aprile, a Lesbo, due richiedenti asilo sono stati feriti da alcuni uomini armati dopo aver violato le regole di quarantena imposte nel campo di Moria. I due migranti, un iraniano e un afghano, hanno riferito all’infermeria del centro che le ferite da arma da fuoco erano state loro procurate da un gruppo di uomini non identificati. Il campo di Moria ospita attualmente oltre 19.000 richiedenti asilo, nonostante sia stato originariamente costruito per contenerne circa 3.000 persone. Anche il campo dellisola di Samos, distrutto parzialmente dalle fiamme, risulta decisamente sovraffollato, con quasi 7.000 persone al suo interno, rispetto alle 650 che originariamente era stato programmato per contenere.

Le condizioni di sovraffollamento e scarsa igiene suggeriscono che un eventuale scoppio di Covid-19 potrebbe essere catastrofico. L’afflusso di richiedenti asilo nell’isola di Lesbo ha poi provocato un’ondata di violenza xenofoba scatenata dai residenti e soprattutto dai gruppi di estrema destra che guardano con sospetto l’arrivo incontrollato di migranti e rifugiati. Alcune parti del campo, inclusi negozi di alimentari e una scuola di volontariato, sono state distrutte da incendi dolosi. 

Finora, nelle isole greche del Mar Egeo non sono ancora stati segnalati casi di coronavirus, tuttavia, le autorità hanno ammesso di non aver effettuato test a tappeto. Per quanto riguarda la terraferma, invece, due campi profughi situati nelle vicinanze di Atene sono stati isolati e messi in quarantena dopo la conferma di decine di casi positivi.

L’accertamento di contagi all’interno dei campi profughi greci ha destato immediatamente grande preoccupazione. Si stima che nei campi profughi del Paese vivano più di 100.000 migranti. Di essi, circa 40.000 si troverebbero nei campi sovraffollati delle isole greche. In un’intervista al quotidiano tedesco Deutsche Welle, il 3 aprile, la commissaria per gli Affari Interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, aveva lanciato un allarme generale avvertendo di un possibile focolaio di coronavirus in uno dei campi sovraffollati della Grecia. “Dobbiamo fare di tutto per evitare questa situazione”, aveva affermato la commissaria. Interrogata sulle azioni dell’UE rispetto alla possibile diffusione del virus all’interno dei campi situati nelle isole greche, la Johansson aveva risposto che l’Unione stava lavorando molto duramente per istituire un piano d’azione di risposta alle emergenze insieme alle autorità greche. La priorità, aveva sottolineato, era appunto quella di evacuare immediatamente le persone più vulnerabili in modo che potessero essere messe al sicuro nelle camere d’albergo o negli appartamenti e non essere colpite dal virus. “In più, supporteremo i campi con attrezzature, personale medico e altri tipi di iniziative che stiamo mettendo a disposizione delle autorità greche, dell’IOM e dell’UNHCR con cui stiamo lavorando a stretto contatto per affrontare questa situazione”, aveva aggiunto la commissaria.

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Chiara Gentili

di Redazione

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