Gran Bretagna: il premier Boris Johnson torna a lavoro

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 17:23 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, è tornato a lavoro, il 27 aprile, dopo aver superato la convalescenza a causa del coronavirus. Il governo, intanto, discute sulle misure per contrastare la pandemia e sul timore di una seconda ondata di contagi. 

Parlando fuori da Downing Street, la mattina del 27 aprile, ha riferito che il governo “semplicemente non può precisare” quando o come le misure restrittive si allenteranno, ma ha offerto speranza aggiungendo che si stavano facendo progressi con un minor numero di ospedalizzazioni. Srcondo il premier, inoltre, il Regno Unito stava “superando il picco”. Johnson, 55 anni, torna a lavorare quasi un mese dopo essere risultato positivo al COVID-19, che lo ha reso inabile al lavoro, al punto di necessitare il ricovero ospedaliero in terapia intensiva. 

Rivolgendosi alle imprese del Regno Unito, che temono la crisi economica dovuta al blocco, ha dichiarato: “Semplicemente non possiamo precisare ora quanto velocemente o lentamente o anche solo quando verranno modificate le misure”. “Capisco la vostra impazienza, condivido la vostra ansia. Condivido interamente la vostra urgenza, che è l’urgenza del governo e tuttavia dobbiamo anche riconoscere il rischio di un secondo picco, il rischio di perdere il controllo di questo virus”, ha aggiunto. “Ciò significherebbe non solo una nuova ondata di morte e malattie, ma anche un disastro economico”, ha affermato il premier, che ha, infine, ribadito: “Questo è il momento di massimo rischio”. 

Il governo, il partito laburista e i consulenti del mondo sanitario sono divisi su come e quando la quinta economia mondiale dovrebbe iniziare a tornare al lavoro, anche se in forma limitata, poiché il numero di persone che sono morte per infezione da coronavirus ha superato i 20.000 nel Paese. Anche il segretario agli Esteri, Dominic Raab, ha ribadito che le misure di distanziamento sociale rimarranno in vigore ancora per qualche tempo. 

Il governo di Londra ha ricevuto dure critiche per la sua gestione dell’emergenza sanitaria. Tra queste c’è la condanna per il ritardo nell’attuazione delle misure di isolamento rispetto agli altri Paesi europei, avvenuto lo scorso 24 marzo, e la difficoltà nell’effettuazione di test su larga scala. Quest’ultimo fattore si ritiene potrebbe essere particolarmente problematico perché allungherebbe la necessità delle misure di isolamento, provocando un grande danno per la quinta economia mondiale. Il 23 aprile scorso, sono stati 28,532 i test eseguiti sulla popolazione ma l’obiettivo annunciato da Londra è stato quello di raggiungere 100.000 test al giorno entro la fine del mese di aprile 2020, aspettativa che in molti ritengono sarà disattesa.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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