Singapore: picco di casi giornalieri tra i lavoratori migranti

Pubblicato il 26 aprile 2020 alle 11:00 in Asia Singapore

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Il Ministero della Salute di Singapore ha annunciato un aumento di 931 nuove infezioni di coronavirus nelle ultime 24 ore, il 26 aprile.  Ad oggi, la Città-Stato del Sud-Est asiatico ha confermato un totale di 13.624 casi di persone positive all’epidemia e si è confermata al quinto posto in Asia per numero di contagi dopo Cina, India, Giappone e Pakistan. La maggior parte dei nuovi casi è rappresentata da lavoratori migranti che vivono per lo più in dormitori affollati.

Dei totali 931 nuovi infetti del 26 aprile, solamente 15 sono residenti permanenti di Singapore. Considerando le sue piccole dimensioni e i suoi 5,7 milioni di abitanti, il Paese ha uno dei maggiori tassi di infezioni del continente asiatico e ciò si ritiene sia dovuto soprattutto ai focolai nati proprio nei dormitori in cui vivono i lavoratori migranti. Questi ultimi provengono per lo più dal Sud-Est asiatico e sono circa 300.000 in totale. Ad oggi, circa l’80% dei contagi nel Paese riguarda tale fascia di popolazione. Per far fronte all’emergenza, in alcuni casi i migranti affetti da coronavirus sono stati collocati in strutture di isolamento per persone con sintomi lievi, in altri, si è reso invece necessario isolare i dormitori stessi, evacuando i residenti ancora non infettati e collocandoli in strutture alternative. Si stima siano state circa 10.000 le persone trasferite.

Per far fronte alla corrente emergenza sanitaria, Singapore ha deciso di convertire molte delle sue strutture adibite ad esempio a sale conferenze o esposizioni in luoghi ospitanti posti letto per pazienti affetti da coronavirus ed equipaggiati con tutta la strumentazione necessaria. Ad esempio, il Changi Exhibition Centre dall’essere il più grande centro d’esposizione aerospaziale asiatico in sei giorni è diventato una struttura per pazienti in fase di ripresa o con sintomi lievi, in grado di ospitare 4.000 persone. Il centro ha accolto i primi pazienti il 25 aprile e si è trattato principalmente di cittadini indiani e bengalesi.

Nonostante il numero di casi a Singapore sia relativamente molto alto, i decessi finora legati al coronavirus sono 12 e sole 24 persone si trovano al momento in terapia intensiva.

Nella regione del Sud-Est asiatico la pandemia ha colpito tutti gli Stati che la compongono, tuttavia il tasso di mortalità nell’area sembrerebbe essere più basso rispetto alle regioni geografiche afflitte più duramente dal coronavirus, come l’Europa o gli USA. Al 26 aprile, la Tailandia, ad esempio, ha riportato solamente 15 nuovi casi, di cui 5 provenienti dall’estero, e nessun decesso, contando un totale di 2.922 positivi, 51 vittime e 2594 guariti. La provincia maggiormente colpita è stata quella di Yala, dove le autorità hanno eseguito test a tappeto sulla popolazione a causa dell’elevata incidenza dell’epidemia nell’area.

L’Indonesia, invece, è lo Stato maggiormente colpito della regione del Sud-Est asiatico dopo Singapore per numero di contagi, ma è il primo per numero di decessi, con 8.607 positivi e 720 morti. Seguono poi le Filippine con 7.294 casi e 494 vittime. La Malesia, invece, ha contato 5.742 infezioni e 98 decessi, mentre il vicino Brunei ha registrato 138 positivi ed un solo decesso e la Birmania ne ha confermati 146, con 5 decessi. La Cambogia, il Vietnam e il Laos hanno rispettivamente 122, 270 e 19 positivi ma nessun decesso.

Il coronavirus si è originato dalla città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, lo scorso dicembre 2019 e da allora si è diffuso a livello globale. Il 26 aprile, la città epicentro della pandemia ha annunciato di aver dimesso tutti i pazienti ricoverati nei suoi ospedali per coronavirus e non ha registrato nuovi casi. In totale, il capoluogo di provincia di Hubei ha registrato 46.452 infezioni e 3.869 decessi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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