Libia-UE: Al Sarraj rifiuta la missione Irini

Pubblicato il 26 aprile 2020 alle 6:43 in Europa Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo del Governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli, Fayez al Sarraj, ha respinto la nuova missione europea nel Mediterraneo, nota con il nome di Irini, affermando che loperazione trascura il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate allesercito del generale Khalifa Haftar. Le dichiarazioni di al Sarraj sono contenute in un messaggio inviato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, venerdì 24 aprile. Il GNA, sostiene chiaramente il premier libico, si oppone all’operazione Irini per il monitoraggio dell’embargo delle armi in Libia. Al Sarraj ha altresì sottolineato di avere prove certe sul fatto che armi e altre attrezzature militari giungano al generale Haftar, capo dellEsercito Nazionale Libico (LNA), attraverso le frontiere terrestri e aeree della Libia.

Già il 2 aprile, il Governo di accordo nazionale aveva espresso i suoi dubbi in merito al lancio delloperazione europea nel Mediterraneo, sostenendo che, senza controlli terrestri, rischiava di favorire le forze dell’LNA. In particolare, era stato il ministro degli Affari Esteri del governo di Tripoli, Mohamed Siala, ad affermare sulla sua pagina Facebook che la missione dell’Unione europea mancava di completezza. “In questo modo è il governo libico ad essere preso di mira dai controlli, omettendo totalmente qualsiasi controllo sugli armamenti di Haftar”, aveva dichiarato Siala, aggiungendo, durante una conversazione telefonica con il rappresentante dell’UE in Libia, Alan Bugeja, che “l’attuazione della missione con queste modalità rischia di far pensare che l’obiettivo sia il controllo nei confronti del GNA, ignorando completamente qualsiasi controllo sulle armi consegnate da terra e dirette a Khalifa Haftar”. 

L’operazione Irini è entrata ufficialmente in azione dal primo aprile 2020, dopo che il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo lancio, il 31 marzo. L’Unione ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. 

L’invio della missione era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, in occasione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE, il quale aveva deciso la sostituzione di Sophia, mirata a contrastare il traffico di migranti, con una nuova missione tesa al monitoraggio dell’embargo sulle armi. A differenza della missione precedente, la quale riguardava la totalità delle coste libiche, la nuova riguarderà solo le acque ad Est della Libia, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. Irini sarà guidata dal comandante Fabio Agostini e il suo quartier generale sarà a Roma. La missione si avvarrà di navi e mezzi aerei e satellitari. Potrà condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della marina, il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, quindi Irini sarà operativa fino al 31 marzo 2021. 

La Libia, nel frattempo, continua a vivere in un clima di tensione, nonostante i diversi appelli rivolti dalla comunità internazionale alle parti interessate per esortarle a porre fine ai combattimenti e arginare al contempo lemergenza del coronavirus. È dal 4 aprile 2019 che Haftar ed il proprio esercito cercano di prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, l’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’avvio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.