Il crollo dei prezzi del petrolio pone una nuova sfida all’economia dell’Iran

Pubblicato il 26 aprile 2020 alle 6:21 in Iran Medio Oriente

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Vendere il petrolio iraniano a dispetto di un embargo americano era già un’impresa rischiosa e complicata per i broker iraniani. Con il crollo dei prezzi del petrolio, provocato dal blocco globale del coronavirus, e la conseguente riduzione della domanda di greggio, la sfida risulta ancora più ardua.

Inizialmente, i broker iraniani e molti altri nel Paese guardavano divertiti la caduta dei prezzi del petrolio americano, sceso in breve tempo sotto lo zero, nella giornata di lunedì 20 aprile. Ciò ha comportato che i venditori si trovassero costretti a pagare gli acquirenti per sbarazzarsi del petrolio. Martedì, il prezzo del greggio Brent, la miscela di riferimento che influenza anche il prezzo dell’Iran, è sceso a 20 dollari al barile, il livello più basso mai toccato in quasi due decenni. Mercoledì, i broker petroliferi iraniani, che vendevano già a prezzi scontati per eludere le sanzioni americane, stavano calibrando nervosamente fino a che punto i prezzi sarebbero potuti scendere prima di cominciare a perdere denaro.

Il crollo del mercato petrolifero è stato un altro duro colpo imprevisto per l’Iran, dove le autorità lottano per contenere quello che è diventato il peggior focolaio di coronavirus in Medio Oriente. In tutto ciò, lo sforzo maggiore è quello di tenere a galla un’economia che ha fatto per anni affidamento sulle esportazioni di petrolio ma che negli ultimi tempi è stata schiacciata e ostacolata dalle pesanti sanzioni americane. Mentre i leader iraniani hanno notevolmente ridotto la loro dipendenza dalle esportazioni di greggio, quella petrolifera resta tuttavia un’industria di base per il Paese, che detiene le terze riserve più grandi tra gli Stati dell’OPEC, lOrganizzazione dei Paesi esportatori di petrolio.

Il crollo dei prezzi ha altresì complicato gli sforzi dei leader iraniani per riaprire l’economia, dopo una serie di misure restrittive talvolta contraddittorie. Il 18 aprile, le autorità hanno deciso di sollevare molte di quelle restrizioni, riaprendo, tra le altre attività, i centri commerciali e il famoso bazar di Teheran. Tuttavia, i funzionari sanitari dellIran sono ancora molto preoccupati, percependo già un nuovo aumento del numero di persone bisognose di cure ospedaliere. Il capo del comitato di soccorso iraniano per il coronavirus, Alireza Zali, ha dichiarato che le visite agli ospedali di Teheran sono aumentate di circa il 6% a metà settimana.

Il presidente Hassan Rouhani ha sostenuto che combattere il contagio e salvare l’economia vanno di pari passo e ha riconosciuto che l’Iran sta soffrendo le conseguenze del calo dei prezzi del petrolio, pur ridimensionandone la portata. “Il crollo ha creato problemi anche per noi”, ha dichiarato Rouhani, aggiungendo: “Tuttavia, dal momento che la nostra dipendenza dal petrolio è stata ridotta, volontariamente o per scelta forzata dal nemico, sicuramente le nostre perdite saranno minori”.

Il Ministero del petrolio, attraverso i suoi broker fidati, vende il greggio a circa 10 dollari al di sotto del prezzo di mercato del Brent, per creare un incentivo per gli acquirenti, come la Cina, a comprare il petrolio iraniano con il rischio di eludere le sanzioni americane. La produzione di greggio costa all’Iran circa 5,50 dollari al barile. Le entrate petrolifere rappresentano intorno al 10% del bilancio dell’Iran. Tuttavia, il budget per questanno era basato sulla vendita di un milione di barili di petrolio al giorno a circa 50 dollari al barile. La combinazione delle sanzioni, della riduzione della domanda di petrolio e del calo dei prezzi ha rovesciato completamente il piano di bilancio iraniano. Questa situazione causerà molti ri-arrangiamenti finanziari per il governo, ma non è un colpo letale per l’economia iraniana dal momento che questultima è stata costretta molte volte ad adeguarsi duramente ai cambiamenti degli ultimi due anni”, ha affermato Henry Rome, analista dellIran per il Gruppo Eurasia, che offre consulenza in materia di rischi politici. A marzo, durante l’apice della crisi di coronavirus, le vendite di petrolio dell’Iran sono diminuite da 300.000 barili al giorno a 80.000, secondo quanto riportato dal The New York Times.

Nonostante le preoccupazioni per i loro problemi petroliferi, i leader iraniani hanno osservato con piacere gli effetti del crollo dei prezzi del petrolio sul loro nemico storico, gli Stati Uniti. Facendo riferimento alla volontà dellamministrazione Trump di eliminare Teheran dal mercato come parte della sua politica di “massima pressione”, la prima pagina del quotidiano conservatore Kayhan ha aperto, mercoledì 22 aprile, con un articolo dal titolo: “Volevano ridurre le vendite di petrolio dell’Iran a zero, ma i prezzi del petrolio USA sono diminuiti sotto lo zero”. Diversi politici hanno minimizzato la minaccia per l’economia iraniana. Al contrario, secondo loro, dimostrerebbe la capacità di resistenza dell’Iran. “Il mondo è scioccato a causa del crollo dei prezzi del petrolio dovuto al coronavirus”, ha detto il vice portavoce del governo iraniano, Mohammad Reza Noroozpour, in un tweet. “Non dimentichiamo che il nostro governo ha gestito il Paese senza fare affidamento sulle entrate petrolifere per due anni”, ha aggiunto.

L’Iran è in qualche modo un’anomalia tra gli Stati ricchi di petrolio, come l’Arabia Saudita e l’Algeria, le cui economie sono fortemente dipendenti dal greggio. Le sanzioni statunitensi contro le vendite petrolifere iraniane lo hanno costretto a trovare altre fonti di entrata, tra cui tasse più elevate e privatizzazione delle partecipazioni governative. Da quando Washington ha imposto sanzioni all’Iran e rinunciato all’accordo nucleare negoziato dall’amministrazione Obama, l8 maggio 2018, le vendite di petrolio dell’Iran sono diminuite da 2,5 milioni di barili al giorno a circa 300.000 barili. La Cina funge da partner chiave per aiutare Teheran a mantenere operative le sue raffinerie e i giacimenti petroliferi. Secondo le dichiarazioni di alcuni broker iraniani, l’Iran noleggia petroliere off-shore in Cina per immagazzinare i barili di petrolio in eccesso che non può vendere.

Il governo di Teheran ha dichiarato che le sanzioni statunitensi hanno negato al Paese circa 200 miliardi di dollari di entrate e hanno impedito i suoi sforzi per combattere il virus. Funzionari iraniani hanno fatto pressione per convincere Washington a revocare le sanzioni statunitensi per motivi umanitari, ma finora Trump e la sua amministrazione non si sono ancora mossi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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