Rep. Dem. del Congo: 16 persone uccise nel parco nazionale dei Virunga

Pubblicato il 25 aprile 2020 alle 10:12 in Africa Rep. Dem. del Congo

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 16 persone, di cui 12 ranger, sono state uccise a seguito di un attacco condotto all’interno del parco nazionale dei Virunga, nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, il 24 aprile.

Secondo quanto riferito dalle autorità locali, si è trattato di uno degli attacchi più letali perpetrati in Congo nell’ultimo periodo. A condurlo, un gruppo di 60 uomini armati, appartenenti alle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), una milizia ribelle Hutu, il quale ha attaccato un convoglio di civili che si stava spostando sotto la scorta di quindici ranger del parco. Delle sedici persone uccise, dodici erano ranger, mentre altre persone sono rimaste ferite, a detta del direttore del Congo Institute for Nature Conservation (ICCN), Cosma Wilungula.

Il parco obiettivo dell’attacco, situato nella regione del Nord Kivu, al confine tra Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, è patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è noto per la presenza di gorilla di montagna e altre specie rare o a rischio di estinzione. Questo fu fondato dalle autorità coloniali del Belgio nel 1925, e nel 1965, grazie al presidente allora in carica, Mobutu Sese Seko, ha assistito ad una fase di prosperità. Il parco, al contempo, è considerato uno dei progetti di conservazione naturale più pericolosi al mondo, in quanto deve difendersi da tentativi illegali di estrazione di carbone, dal contrabbando e dal bracconaggio, oltre che dagli attacchi delle milizie Mai Mai. Non da ultimo, nel periodo della guerra civile, a seguito della caduta di Mobutu nel 1997, l’area ha assistito ad un declino che ha causato la diminuzione di gorilla ed elefanti.

In tale quadro, non è la prima volta che il parco nazionale dei Virunga è oggetto di incursioni e attacchi da parte di gruppi armati locali. Nel 2018, l’area era stata chiusa ai turisti per un periodo di otto mesi, a seguito di una serie di attentati contro i ranger e il personale del parco, ed è stata riaperta solo dopo aver rafforzato le forze di sicurezza con 700 membri aggiuntivi, volti a salvaguardare turisti e animali. Uno studioso della School of Oriental and African Studies di Londra, Phil Clark, ha riferito ad al-Jazeera che le FDLR sono in contrasto con le forze armate del Congo, in quanto il governo, al momento, sta rivedendo e rinnovando le proprie relazioni con l’esecutivo del Ruanda, dominato da un’altra etnia, i Tutsi. In particolare, a detta di Phil Clark, il Ruanda vorrebbe che il Congo raggiungesse un accordo con le FDLR, considerate una minaccia per i civili Tutsi di nazionalità congolese. Inoltre, storicamente, tali Forze Democratiche hanno talvolta cercato di espandersi verso i territori di confine del Ruanda.

Uno degli ultimi episodi di violenza nella Repubblica Democratica del Congo si è verificato nella notte tra l’11 ed il 12 aprile, quando 22 civili sono stati uccisi a seguito di un attacco perpetrato da milizie del CODECO presso il villaggio di Koli. Successivamente, un secondo attacco è stato effettuato il 14 aprile, durante il quale 2 soldati, un civile e 5 membri della milizia delle Forze democratiche alleate (ADF) sono rimasti uccisi durante uno scontro a Beni, nella vicina provincia del Nord Kivu.

Si stima che le regioni del Nord-Est, ricche di oro, ospitino circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta, nella maggior parte dei casi, di agenti con un mandato limitato e con scarsa esperienza nella difesa dei civili. Dal canto suo, anche il presidente congolese, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, vista la frequenza degli scontri armati tra vari gruppi etnici.

Il quadro del Paese vede poi la presenza di nuovi casi di ebola, che hanno suscitato il timore delle organizzazioni internazionali, preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della pandemia di coronavirus. Ciò potrebbe far collassare completamente il sistema sanitario nazionale. A tal proposito, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.