Germania: un iracheno accusato di crimini contro l’umanità

Pubblicato il 25 aprile 2020 alle 13:27 in Germania Iraq

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Un iracheno, sospettato di essere un ex-militante jihadista dell’ISIS, è stato processato in Germania con l’accusa di aver ucciso una bambina appartenente alla minoranza yazida, dopo averla ridotta in schiavitù.

L’uomo, Taha al-Jumailly, di 27 anni, è stato accusato altresì di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e traffico di esseri umani. Il processo, che si è svolto a Francoforte a partire dal 24 aprile, vede coinvolta anche la moglie di al-Jumailly, Jennifer Wenisch, di nazionalità tedesca, la quale è sotto accusa già dal mese di aprile 2019 ed il cui caso è stato sottoposto ad un tribunale di Monaco. I due imputati avrebbero lasciato morire di sete una bambina, Rania, deceduta nella città irachena di Falluja nel 2015. La madre della ragazza, identificata con il solo nome di battesimo, Nora, ha ripetutamente testimoniato a Monaco sulle violenze subite dalla figlia. Si prevede che il caso di Francoforte durerà fino al prossimo agosto.

Secondo i documenti presentati, gli episodi di violenza hanno avuto luogo mentre al-Jumailly era membro dello Stato Islamico, a cui si è unito nel marzo 2013 e all’interno del quale ha ricoperto diverse posizioni, spostandosi da Raqqa all’Iraq alla Turchia. I pubblici ministeri hanno dichiarato che l’imputato ha “comprato” come schiave una donna appartenente alla minoranza yazida e sua figlia, di cinque anni, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno del 2015. Poi le ha portate a Falluja, dove sono state maltrattate e talvolta private di cibo. Nell’estate 2015, dopo una serie di abusi, al-Jumailly ha incatenato Rania alla finestra di una casa in cui viveva con sua madre, come “punizione” per aver bagnato il letto, fino a lasciarla morire di sete sotto il sole con temperature che toccavano anche i 50 gradi.

Il processo contro Jennifer Wenisch è stato considerato il primo intrapreso formalmente, in tutto il mondo, relativamente alla persecuzione della comunità Yazida da parte dell’ISIS. Si tratta di un gruppo di lingua curda proveniente dal Nord dell’Iraq, preso di mira e perseguitato dall’organizzazione terroristica a partire dal 2015. In particolare, donne e bambine yazide sono state spesso vittime di schiavitù sessuale, bambini sono stati reclutati come soldati e centinaia di uomini sono stati uccisi. Le Nazioni Unite hanno definito l’assalto dell’ISIS contro gli Yazidi del Nord dell’Iraq, dell’agosto 2014, un genocidio. In tale periodo, 1.280 yazidi sono stati uccisi mentre altri 6.400 rapiti.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione ha preso anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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