Dopo il crollo, i prezzi del petrolio cominciano a risalire

Pubblicato il 25 aprile 2020 alle 7:02 in Arabia Saudita Russia

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Il prezzo del petrolio ha iniziato a crescere, da giovedì 23 aprile, dopo che le principali nazioni produttrici di greggio hanno dichiarato che avrebbero accelerato i tagli alla produzione per combattere il crollo della domanda dovuto alla pandemia di coronavirus. I prezzi del petrolio hanno avuto, questa settimana, uno dei periodi più tumultuosi di sempre. I futures sul greggio americano West Texas Intermediate (WTI) hanno chiuso a -37,63 dollari lunedì 20 aprile, una delle peggiori svendite della sua storia. Anche il riferimento mondiale rappresentato dal petrolio Brent ha subito un grave contraccolpo martedì 21 aprile, toccando il minimo mai sfiorato in due decadi prima di rimbalzare nuovamente.

Dall’inizio dell’anno, entrambi i due greggi di riferimento hanno perso oltre i due terzi del loro valore. La domanda di carburante è scesa di circa il 30% in tutto il mondo nel mese di aprile e l’offerta supererà di gran lunga la domanda anche nei mesi a venire a causa della pandemia. Il Brent è salito di 1,08, dollari, ovvero del 5,30%, arrivando a 21,45 dollari al barile alle 15:21, ora locale, di giovedì, mentre il WTI è balzato di 3,07 dollari, ovvero del 22,28%, arrivando a 16,85 dollari al barile.

L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, insieme ad altre nazioni produttrici di greggio, un gruppo noto con lacronimo OPEC +, aveva concordato, a inizio aprile, di ridurre la produzione di un valore record pari a 9,7 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 10% dell’offerta globale, per sostenere i prezzi del greggio. Ciononostante, i prezzi hanno continuato a crollare, arrivando al loro picco più basso questa settimana.

Il Kuwait ha dichiarato, giovedì 23 aprile, di aver iniziato a tagliare la fornitura di petrolio nel mercato internazionale già prima della data del primo maggio, quando laccordo sarebbe dovuto entrare in vigore. Non è chiaro se ciò sarà sufficiente per compensare la domanda debole. Rystad Energy, una compagnia indipendente per la consulenza in campo energetico, ha ridotto le previsioni per la domanda di petrolio nel 2020 a 89,2 milioni di barili al giorno, con un calo del 10% rispetto al 2019.

Anche la Russia è alla ricerca di opzioni per tagliare la sua produzione di greggio e potrebbe arrivare al punto di bruciarlo, hanno riferito alcune fonti citate dal quotidiano al Jazeera. La sua produzione non è cambiata molto da marzo ad oggi.

Riad è il maggior produttore tra i paesi OPEC, mentre Mosca rappresenta uno dei principali attori non OPEC. Questi ultimi sono stati al centro della cosiddetta “guerra dei prezzi del petrolio”, scoppiata nelle ultime settimane proprio a fronte delle difficoltà del mercato petrolifero, suscitando preoccupazioni a livello internazionale. Tuttavia, l’incontro del 9 aprile ha portato ad un primo superamento delle divergenze tra Russia e Arabia Saudita ed entrambi si sono impegnati a ridurre la produzione petrolifera di 2.5 milioni di barili al giorno, pari ad una diminuzione del 23%. Inoltre, in una dichiarazione congiunta firmata il 16 aprile, Mosca e Riad hanno riferito che continueranno a monitorare i cambiamenti e le condizioni del mercato petrolifero, e si sono detti disposti a prendere ulteriori misure, con gli altri Paesi OPEC+, laddove necessario. Infine, i due Paesi si sono detti fiduciosi anche verso gli altri membri del patto, con la speranza che tutti adempiano agli impegni presi nel corso del meeting.

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Chiara Gentili

di Redazione

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