Spagna: sindacati medici denunciano il ministro della salute

Pubblicato il 24 aprile 2020 alle 8:28 in Europa Spagna

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La Confederazione statale dei sindacati medici (CESM), ha annunciato giovedì 23 aprile di aver presentato una denuncia contro il ministro della Sanità, Salvador Illa, per negligenza da parte del suo dipartimento durante la crisi del coronavirus.

I sindacati medici ritengono che il ministero guidato da Illa abbia messo a rischio “la salute e l’integrità del personale sanitario, e in particolare dei medici, che hanno utilizzato il prodotto nella convinzione della sua idoneità” – facendo riferimento alle mascherine difettose acquisite dall’esecutivo. Il reclamo del CESM sarà presentato alla Seconda Sezione della Corte Suprema, in cui il ministro viene giudicato per la presunta commissione di un crimine contro i diritti dei lavoratori.

D’altro canto, anche il sindacato di maggioranza delle pubbliche amministrazioni, CSIF, denuncerà il ministro dinanzi alla Corte suprema “per le mascherine difettose” – riferisce il quotidiano El Mundo. È un’estensione di una prima causa già intentata per cattiva gestione nella crisi del coronavirus. I servizi legali del sindacato stanno già finalizzando il reclamo, che dovrà essere presentato  a breve.

Il CSIF è stato molto critico con la distribuzione di oltre 700.000 mascherine inutili tra i professionisti della salute, ed è per questo che ha richiesto che tutti coloro che hanno usato la mascherina modello N95 della Garry Galaxy verde siano messi in “quarantena”. La società non aveva una licenza per le attrezzature ospedaliere quando stipulò il contratto con il Ministero della Salute. Ci sono già alcune decine di persone positive al COVID-19 tra coloro che hanno usato tali mascherine.

Inoltre, anche il Consiglio infermieristico generale ha presentato una denuncia alla Camera penale della Corte suprema, contro il presidente del governo, Pedro Sánchez, contro il ministro della Salute e control alcuni membri del suo dicastero, in particolare il direttore generale della sanità pubblica, della qualità e dell’innovazione, il vicedirettore generale per la promozione della salute e la sorveglianza della salute pubblica, il vicedirettore generale per la salute ambientale e la salute sul lavoro e il direttore del Centro per il coordinamento degli avvisi sulla salute e delle emergenze.

Salvador Illa ha fatto riferimento questo giovedì all’acquisto di mascherine difettose garantendo che non ci saranno più contratti con la compagnia Garry Galaxy. Salvador Illa ha spiegato che le Comunità autonome sono state invitate a rimuovere le maschere difettose il 15 aprile, lo stesso pomeriggio in cui è stato ricevuto il rapporto dell’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro, confermando la loro invalidità dopo avendo ricevuto la notifica dei suoi difetti il 13. L’intera spedizione è stata ritirata nonostante il fatto che, secondo il ministro, i problemi riguardassero solo uno dei lotti, il resto ha soddisfatto le specifiche richieste. Le mascherine avevano il marchio CE. Le Comunità autonome accusano il governo di aver comunicato il problema cinque giorni dopo esserne venuto a conoscenza. Per lo scandalo delle mascherine difettose sono quasi 1200 gli operatori sanitari in quarantena, di questi 1100 nella sola Regione di Murcia.

In un comunicato stampa rilasciato dal CESM, i sindacati spiegano che “la distribuzione da parte del Ministero della Salute di una grande quantità di mascherine FPP2, della compagnia Garry Galaxy, modello N95, a diversi servizi sanitari del nostro sistema sanitario nazionale, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Inoltre, sottolineano che questa circostanza è stata aggravata dalla comparsa di altri elementi di protezione che non sono stati approvati, il che “rende sospetta la gestione della pandemia da parte del Ministero della Salute”.

Allo stesso modo, dal CESM sostengono di non poter “ignorare” che più di 32.000 operatori sanitari sono attualmente colpiti da Covid-19 e che il numero di decessi è “inaccettabile da qualsiasi punto di vista”. A ciò si aggiunge che il CSIF aveva già avvertito che “la mancanza di lungimiranza e le insufficienti misure di protezione disponibili per i professionisti del sistema sanitario nazionale possono costituire reati contro i lavoratori per violazione degli standard di prevenzione del lavoro, infortunio e omicidio colposo”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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