La Turchia critica i piani israeliani di annessione della Cisgiordania

Pubblicato il 24 aprile 2020 alle 18:16 in Israele Turchia

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L’intenzione di annettere la Cisgiordania mostra un atteggiamento “estremamente pericoloso” del governo israeliano, volto a privare i palestinesi dei propri territori, secondo quanto ha affermato il governo turco, il 24 aprile.

“Riteniamo che passi così gravi, che minano il diritto internazionale e feriscono la coscienza comune dell’umanità, non possano essere accettati o sostenuti da alcun membro della comunità internazionale che abbia senso di giustizia e responsabilità”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy. Questo ha anche sollecitato il resto dei Paesi a “opporsi alle iniziative illegittime unilaterali di Israele” e “ad abbracciare la visione di una soluzione a 2 stati, basata su parametri chiari e sui confini del 1967”. Il ministro ha poi riaffermato il sostegno della Turchia alla popolazione palestinese, aggiungendo che “non ci sarà mai pace in Medio Oriente senza porre fine alle politiche di occupazione e annessione”. 

Il 21 aprile, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo principale rivale politico, Benny Gantz, hanno firmato un accordo di coalizione che include una clausola che prevede l’avanzamento dei piani per annettere parti della Cisgiordania, compresi gli insediamenti israeliani, a partire dal 1 luglio. Da parte sua, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha dichiarato che Israele deciderà in maniera autonoma se annettere o meno parti di questi territori, suscitando la rabbia dei rappresentanti palestinesi. 

“Per quanto riguarda l’annessione della Cisgiordania, saranno gli israeliani alla fine a prendere questa decisione”, ha dichiarato Pompeo ai giornalisti, il 22 aprile. “Si tratta di una scelta israeliana. Lavoreremo a stretto contatto con loro per condividere le nostre opinioni, ma privatamente”, ha aggiunto. Una tale svolta significherebbe un’annessione di fatto del territorio che Israele ha occupato a seguito della Guerra dei Sei Giorni del 1967 e che è attualmente sotto il controllo militare israeliano. 

Il commento di Pompeo ha attirato la condanna del presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, che ha affermato che la sua amministrazione considererebbe gli accordi con Israele e gli Stati Uniti come “completamente annullati” se il governo israeliano annettesse alcuni territori della Cisgiordania. “Abbiamo informato le pertinenti parti internazionali, compresi i governo statunitense e quello israeliano, che non staremo con le mani legate se Israele annuncerà l’annessione di qualsiasi parte della nostra terra”, ha dichiarato Abbas. 

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite ed è quindi soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Questo conflitto aveva visto la vittoria schiacciante di Israele, che da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Un muro di separazione, lungo 570 km e costruito dalle autorità israeliane a partire dal 2002, segue la cosiddetta Linea Verde e divide i territori palestinesi da quelli israeliani, secondo le frontiere precedenti alla guerra del 1967. 

Nonostante ciò, Israele rifiuta la definizione dei territori palestinesi come occupati e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, in riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione. Al momento, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, che sanciscono che la Cisgiordania è divisa in 3 settori amministrativi: le aree A, B e C. L’area A è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese e rappresenta circa il 18% della Cisgiordania. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina ed è circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, sotto il pieno controllo israeliano, ammonta al 61% della Cisgiordania. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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