Iraq: i manifestanti si preparano a ritornare in piazza

Pubblicato il 24 aprile 2020 alle 12:06 in Iraq Medio Oriente

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Sebbene la diffusione di Covid-19 avesse interrotto l’ondata di proteste iniziata il primo ottobre 2019, diversi attivisti e manifestanti iracheni hanno continuato campagne di mobilitazione attraverso i social media, in vista del ritorno nelle piazze della capitale Baghdad e delle altre città meridionali.

Tuttavia, già il 21 aprile, ad un giorno dalla revoca parziale del coprifuoco che ha costretto la popolazione irachena a rimanere a casa per evitare una maggiore diffusione di Covid-19, gruppi di manifestanti si sono riuniti nel centro di Baghdad e, in particolare, presso piazza Tahrir e piazza al-Khilani, i luoghi simbolo dell’ampia mobilitazione popolare. Nelle settimane precedenti, dal 17 marzo, gli accampamenti di Baghdad, Bassora, Nassirya, Kerbala e delle altre città meridionali erano stati abbandonati, lasciando, però, striscioni, slogan e le foto delle vittime provocate nel corso delle violente proteste.

Secondo quanto riporta il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed il 24 aprile, i gruppi di manifestanti sono pronti a ritornare nelle piazze irachene, in nome del “sangue versato dai propri compagni” e prevedono che la nuova mobilitazione possa assumere un carattere ancora più ampio, interessando un maggior numero di città. La promessa è quella di una nuova “rivoluzione di milioni”, con il fine di reclamare nuovamente il ritiro dei partiti politici al potere, la realizzazione delle riforme promesse, la fine delle politiche settarie nella istituzioni statali e governative così come la lotta alla corruzione. Infine, la popolazione chiede di portare in tribunale i responsabili delle vittime causate nel corso delle proteste, pari a circa 700 morti e 27mila feriti.

Secondo un attivista civile di Bassora, le nuove manifestazioni potrebbero essere altresì caratterizzate da metodi più “sofisticati” e dalla creazione di nuove entità politiche all’interno delle arene di protesta, volte a sradicare i partiti politici iracheni più influenti e le loro milizie. A detta di un analista politico, se il popolo iracheno scenderà nuovamente in massa per le strade del Paese, le autorità potrebbero essere nuovamente costrette a mettere in campo milizie e forze di sicurezza e perpetrare rapimenti, torture e uccisioni. Per tale motivo, sarebbe più opportuno per i manifestanti ricorrere al dialogo e aprire canali di comunicazione anche con le organizzazioni e con il mondo esterno, attraverso la partecipazione a conferenze internazionali. Non da ultimo, secondo l’analista intervistato da al-Araby al-Jadeed, è altresì necessario creare una maggiore e nuova consapevolezza politica nelle piazze, in quanto la sola voce non è sufficiente.

Sin dal primo ottobre 2019, i manifestanti iracheni hanno richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Per quanto riguarda il nuovo governo, la richiesta fondamentale del popolo iracheno è un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Dopo le dimissioni del premier precedentemente in carica, Adel Abdul Mahdi, del 30 novembre 2019, l’Iraq ha cominciato ad assistere ad una fase di impasse a livello politico che ha visto il succedersi di diversi candidati, incaricati di formare il nuovo esecutivo. L’ultimo ad essere stato nominato è l’ex- capo dell’intelligence, Mustafa al-Kazemi, il 9 aprile, il quale è tuttora impegnato nel ciclo di negoziazioni volto a formare la nuova squadra di governo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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