Nigeria: il presidente chiede al giudice supremo il rilascio di alcuni detenuti

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 16:21 in Africa Nigeria

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Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha chiesto al giudice supremo la scarcerazione dei detenuti in attesa di processo da almeno 6 anni. Tale provvedimento servirebbe ad alleviare il sovraffollamento delle carceri mentre lepidemia di coronavirus continua a diffondersi nel Paese. Secondo le affermazioni del presidente, almeno il 42% dei circa 74.000 prigionieri nigeriani sono ancora in attesa di processo. Il giudice supremo, Ibrahim Tanko Muhammad, è stato dunque esortato a ridurre il numero di prigionieri “poiché l’allontanamento fisico e l’autoisolamento in tali condizioni sono praticamente impossibili”. Buhari ha quindi specificato che i detenuti senza crimini confermati, i prigionieri anziani e quelli che si trovano in condizioni di salute precarie potrebbero essere dimessi.

“Molti di questi centri di custodia attualmente ospitano una quantità di detenuti al di sopra delle loro effettive capacità e le strutture sovraffollate in cui sono raccolti rappresentano una potente minaccia per la salute dei prigionieri e del pubblico in generale, alla luce delle circostanze attuali. Dunque, la necessità è quella di avviare misure urgenti per portare la situazione sotto controllo”, ha dichiarato il presidente, mercoledì 22 aprile. Due settimane fa, Buhari ha concesso la grazia a circa 2.600 prigionieri di età pari o superiore a 60 anni, malati terminali o con meno di sei mesi rimanenti alla scadenza della pena.

La Nigeria è il Paese più popoloso dell’Africa, con circa 200 milioni di persone. Ad oggi, sono almeno 782 i casi di coronavirus confermati, inclusi 25 morti, secondo i dati della Johns Hopkins University. Il Paese ha introdotto una serie di misure per fermare la diffusione del virus, tra cui la chiusura dei confini e il lockdown della capitale, Abuja, e degli stati regionali di Lagos e Ogun.

Gli esperti sanitari hanno sollevato gravi preoccupazioni in merito all’eventualità che si sviluppi nel Paese un ampio focolaio di coronavirus. Anche nelle maggiori città, il sistema sanitario nazionale soffre di mancanza di strutture adeguate e di scarsità di risorse. Il governo ha promesso una serie di misure di sostegno per alleviare la situazione economica dei più vulnerabili, ma molti sostengono che non è ancora stato fatto abbastanza per coloro che soffrono la fame. “La stragrande maggioranza dei nigeriani dipende da salari giornalieri, devono uscire per ottenere denaro e poter comprare il cibo da mettere sul tavolo per le loro famiglie. Per le prossime due settimane, rimarranno a casa senza lavoro e senza possibilità di ottenere denaro”, ha affermato Ahmed Idris, corrispondente di Al Jazeera da Abuja.

Nel frattempo, la polizia nigeriana sta rafforzando le sue operazioni a Lagos e Ogun dopo che circa 200 sospetti sono stati arrestati per il timore di un aumento della criminalità durante il blocco. Ciononostante, Buhari ha affermato che l’adesione al divieto di movimento e circolazione, così come alle altre restrizioni introdotte dai governatori statali di tutto il Paese, risulta “generalmente buona”.

Il 15 aprile, è stato deciso linvio di una donazione, del valore di 55 milioni di dollari, da parte dellUnione europea, per dare impulso alla lotta contro il coronavirus. “Ricevendo la delegazione dell’UE, guidata dall’ambasciatore Ketil Karlsen, il presidente Buhari ha affermato che la donazione sarà molto utile alla Nigeria per sostenere gli sforzi nel limitare la diffusione del virus e nel prevenirne un focolaio nella nostra comunità, così come per rivitalizzare i sistemi sanitari nazionali”, ha scritto la presidenza su Twitter. Nelle sue osservazioni, l’ambasciatore Karlsen ha descritto la donazione, incanalata attraverso il fondo delle Nazioni Unite COVID-19, come il più grande contributo singolo finora offerto alla Nigeria e il più grande sostegno che l’UE abbia fornito al di fuori dell’Europa. 

Ciò che spaventa di più, in Africa, è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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