Messico: governo taglia stipendi dei funzionari per affrontare la crisi economica

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 8:07 in America Latina Messico

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Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha annunciato questo mercoledì, 22 aprile, il piano del suo governo per affrontare la crisi economica causata dall’epidemia di coronavirus. Il decreto pubblicato non era esattamente quello che si aspettavano analisti ed esperti, la cui preoccupazione è la contrazione del 6% del PIL nel 2020. Il presidente ha preferito stringere la cinghia della sua amministrazione prima, dice, di trasferire le misure draconiane su milioni di messicani. L’esecutivo ha deciso di ridurre fino al 25% lo stipendio degli alti funzionari e rimuovere i bonus, oltre a eliminare dieci sottosegretariati. Tutto questo senza licenziare un singolo lavoratore del settore pubblico, secondo il presidente. La misura ha effetto immediato e rimarrà in vigore fino all’ultimo giorno del 2020.

Pochi giorni fa, il presidente messicano aveva affermato che la crisi del coronavirus  stava arrivando “come un anello al dito” per il suo movimento. La frase ha generato molte polemiche. Tuttavia, col passare dei giorni, è diventato chiaro ai messicani come la crisi sanitaria sia stata sfruttata da López Obrador per far avanzare la sua agenda. Un altro esempio dato questa settimana è l’approvazione della Legge sull’amnistia, un programma di rilascio di detenuti che ha trovato nell’epidemia di COVID-19 la scusa necessaria per essere approvata in questa legislatura. Il partito di governo, Morena, la ha approvata tra le dure critiche di alcuni partiti di opposizione.

Il taglio annunciato questa mattina riduce il 75% della spesa pubblica per i servizi generali e per l’acquisto di materiali e forniture. Le risorse che l’Amministrazione  López Obrador dedica all’emergenza sanitaria, che fino a martedì sera avevano causato 857 morti e oltre 9.500 infetti, sono assicurate. Nell’eccezione ai tagli è incluso anche l’ampio programma di supporto rivolto principalmente alla base elettorale del presidente. I giovani continueranno a ricevere le loro borse di studio, così come continueranno ad essere erogati i sussidi per i più anziani, le persone con disabilità, i bambini delle madri che lavorano e i contadini iscritti al programma di piantagione di alberi chiamato Sembrando Vida.

Anche gli investimenti in opere infrastrutturali che sono state l’emblema di quella che López Obrador ha ribattezzato Quarta Trasformazione, dopo l’Indipendenza  (1812-21), la Riforma di Juárez (1858-61) e la Rivoluzione (1910-17) sono assicurati: il nuovo aeroporto alla periferia di Città del Messico, il Treno Maya nel sud-est del paese e una raffineria a Tabasco, lo stato di origine del capo dello Stato. La fattibilità e la necessità di questi progetti sono state messe in discussione dagli esperti. Soprattutto dall’impianto di raffinazione del greggio in giorni turbolenti per le compagnie energetiche, con la compagnia petrolifera messicana affondata in una crisi e con il prezzo di un barile che entra in territorio negativo. Tuttavia, il leader del Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena) continua a considerarli come il segno distintivo della sua presidenza.

Le misure adottate dal decreto esecutivo rappresentano, secondo i calcoli del governo, un aumento del bilancio di 622 miliardi di pesos (circa 25,2 miliardi di dollari). Le cifre, tuttavia, sono state accolte con scetticismo dagli esperti. Nell’agosto 2019 il presidente aveva affermato che le misure di austerità e anticorruzione adottate dalla sua amministrazione hanno garantito introiti per 500 miliardi di pesos. L’importo, in realtà, era meno della metà, come è stato verificato alla fine del primo anno di governo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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