La Germania processa due siriani per crimini di guerra

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 16:14 in Germania Siria

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Il 23 aprile, due rifugiati siriani in Germania sono stati convocati presso un tribunale regionale, nella città tedesca di Coblenza, per l’inizio di un processo per crimini di guerra e tortura in Siria. Si tratta del primo caso dall’inizio della guerra civile. 

Anwar Raslan e Eyad al-Gharib erano membri dell’intelligence siriana e sono accusati di aver partecipato agli arresti, alle torture e agli omicidi dei manifestanti e di alcune figure dell’opposizione nei primi anni della guerra civile. Entrambi hanno abbandonato la Siria per chiedere asilo politico in Germania, fuggendo dal regime. Tuttavia, a differenza della maggior parte dei rifugiati, i due uomini avevano fatto parte del meccanismo di oppressione dello Stato siriano. Oggi, sono chiamati a rispondere delle proprie azioni di fronte ad un tribunale tedesco. 

Anwar Raslan, 57 anni, è accusato di crimini contro l’umanità, stupro, aggressione sessuale aggravata e di 58 omicidi. L’uomo faceva parte del “Branch 251”, un’unità dell’intelligence che gestiva una prigione a Damasco, dove presumibilmente ha supervisionato la tortura di almeno 4.000 persone, come ufficiale in comando, tra il 29 Aprile 2011 e il 7 settembre 2012. L’accusa ha riferito che i prigionieri della struttura venivano appesi per i polsi, subivano elettroshock, venivano picchiati fino a perdere i sensi e sono stati sottoposti a un metodo di tortura chiamato “dulab”, la ruota, in cui le vittime venivano forzate dentro il pneumatico di un tir, per essere storditi.

Eyad al-Gharib, 42 anni, un funzionario di rango più basso di Raslan, presumibilmente incaricato di radunare i manifestanti, è stato accusato di assistenza alla tortura e all’omicidio di 30 persone. Almeno 6 cittadini siriani che sono stati torturati dalla “Branch 251” potevano comparire in tribunale come testimoni, anche se le restrizioni ai viaggi introdotte dallo scoppio della pandemia di Covid-19 in Europa hanno permesso solo 3 di loro di essere presenti per la prima udienza. Inoltre, le accuse iniziali sono state costruite partendo dalle dichiarazioni spontanee degli uomini stessi. Quando sono stati interrogati dai funzionari tedeschi per la richiesta d’asilo, i due ex funzionari siriani non hanno nascosto la loro partecipazione alla violenta repressione del dissenso politico.

Raslan ha dichiarato di aver abbandonato il regime nel 2012, dopo che le forze fedeli ad Assad avevano compiuto un massacro nella sua città natale. L’uomo ha poi chiesto asilo in Germania nel 2014, ha cominciato a vivere a Berlino e non ha cambiato il suo nome. Raslan è stato riconosciuto anche da altri siriani, tra cui vi erano alcuni membri dell’opposizione e un avvocato per i diritti umani. L’uomo è stato poi arrestato nel febbraio 2019. Anche Gharib ha dato agli investigatori tedeschi più informazioni di quanto si aspettassero. Nell’estate del 2018 ha liberamente dichiarato che a Damasco aveva aiutato a radunare i manifestanti e le persone che fotografavano le proteste con i loro telefoni. Questi individui, sotto la sua supervisione, erano poi stati poi affidati alla “Branch 251”. L’uomo ha affermato di aver abbandonato la Siria nel gennaio 2012 perché gli era stato chiesto di uccidere un gruppo di civili e perché 3 dei suoi colleghi erano morti in scontri vicino a Damasco.

La sua conoscenza delle procedure segrete della polizia lo ha portato a essere convocato per ulteriori interrogatori, inizialmente come testimone. Tuttavia, l’uomo è stato poi riclassificato come sospettato dopo aver rivelato una conoscenza estremamente dettagliata dei metodi di tortura, incluso l’uso di bollitori per bruciare la schiena delle vittime e la rottura delle gambe dei detenuti con sbarre di ferro, per impedire loro di prendere parte a future manifestazioni. Un reclamo legale sulla procedura delle interviste che aveva subito ha portato alla liberazione di Gharib per un breve periodo, che è stata poi annullata dall’Alta Corte Federale tedesca, a giugno del 2019. 

Il “processo di Coblenza” si sta svolgendo grazie al fatto che, nel 2002, la Germania ha dichiarato che esiste un principio di giurisdizione universale per i crimini contro l’umanità, consentendo il perseguimento di questi nei suoi tribunali, anche se avvenuti altrove. Nel 2003 è stata istituita un’Unità Speciale per i Crimini di Guerra presso la Polizia Penale Federale tedesca, che inizialmente indagava su sospetti genocidi nella Repubblica Democratica del Congo e nelle guerre jugoslave. Poiché migliaia di rifugiati siriani hanno presentato domanda di asilo in Germania, tra il 2015 e il 2017, l’Unità ha ricevuto oltre 2.800 denunce per crimini presumibilmente commessi sotto il regime di Bashar al-Assad.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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