Kenya, coronavirus: polizia accusata di uso eccessivo della forza, 6 morti

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 11:43 in Africa Kenya

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Almeno 6 persone sono morte in Kenya a causa delle violenze esercitate dalla polizia per costringere la popolazione a rispettare il coprifuoco notturno volto a frenare la diffusione del nuovo coronavirus. La misura, che è stata imposta a partire dal 27 marzo, proibisce alle persone di uscire e muoversi per le città dalle 7 di pomeriggio fino alle 5 di mattina. I 6 decessi, resi noti dalla ONG Human Rights Watch, sono avvenuti durante i primi 10 giorni di coprifuoco, come specificato nel rapporto pubblicato dallorganizzazione. “È scioccante che le persone stiano perdendo la vita mentre dovrebbero invece essere protetti dalle infezioni”, ha affermato Otsieno Namwaya, ricercatore senior per lAfrica di Human Rights Watch.

Le vittime includono un ragazzo di 13 anni colpito allo stomaco da un proiettile mentre era in piedi su un balcone, un venditore di pomodori colpito da un contenitore di gas lacrimogeni lanciato per disperdere la gente in un mercato all’aperto e un contabile picchiato a morte in un pub. Secondo quanto riferito dalla ONG, gli agenti di polizia hanno anche estorto denaro ad alcuni residenti e sequestrato il cibo.

Il gruppo ha dunque invitato le autorità keniote a “indagare urgentemente” sulle violenze commesse dalla polizia e a condannare i responsabili. “La brutalità della polizia non è solo illegale, ma è anche controproducente nel combattere la diffusione del virus”, ha sottolineato Namwaya.

Dal canto suo, il portavoce del servizio di polizia nazionale, Charles Owino, ha dichiarato che “ci sono stati casi in cui alcuni funzionari di polizia si sono comportati male”, ma, ha specificato, si è trattato di incidenti isolati. La brutalità della polizia non è una politica del governo keniota, ha precisato Owino, aggiungendo: “Abbiamo intrapreso azioni concrete contro di loro. Alcuni sono stati sospesi, altri sono stati incriminati, altri ancora sono stati persino portati in tribunale”.

Le forze di polizia del Kenya sono spesso accusate dai gruppi per la difesa dei diritti umani di utilizzare una forza eccessiva e di compiere omicidi illegali, specialmente nei quartieri più poveri. A gennaio, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto sul 2019 in cui ha riportato, in maniera dettagliata, le uccisioni di 21 giovani da parte della polizia “apparentemente senza giustificazione”. “Sebbene molti di questi omicidi siano stati ben documentati sia dalle istituzioni statali che dalle organizzazioni per i diritti umani, gli agenti di sicurezza sono stati raramente condannati, perfino dall’autorità di controllo della polizia”, ha dichiarato la ONG, mercoledì 22 aprile.

Il primo aprile, il presidente keniota Uhuru Kenyatta si è scusato per “alcuni eccessi” commessi dalla polizia nell’esecuzione del coprifuoco. Human Rights Watch, tuttavia, ha evidenziato che il presidente non ha né incaricato né chiesto alla polizia di porre fine agli abusi. Ad oggi, il Kenya ha registrato ufficialmente 303 casi di coronavirus, di cui 74 recuperi e 14 decessi, secondo quanto accertato dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Il coprifuoco è tra le misure che il Kenya ha adottato per rallentare la diffusione del coronavirus. Oltre a questo, le autorità hanno anche imposto la chiusura dei confini e quella delle scuole e hanno incoraggiato le persone a rimanere a casa e a evitare gli incontri. 

Con un totale di più di 26.000 casi accertati, e un numero presumibilmente altrettanto alto di casi non ufficializzati, gli analisti temono che l’Africa possa seguire presto una traiettoria simile a quella di molti Paesi europei, con la differenza che le strutture sanitarie nel continente africano avrebbero molta più difficoltà a fronteggiare una simile epidemia. Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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