Grecia e Regno Unito firmano accordo di cooperazione sull’immigrazione

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 19:36 in Grecia Immigrazione UK

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Il ministro delegato delle politiche migratorie della Grecia, Giorgos Koumoutsakos, e il ministro britannico per lImmigrazione, Chris Philp, hanno firmato, mercoledì 22 aprile, un piano bilaterale volto a rafforzare la cooperazione in materia di migrazione irregolare. L’accordo, che è stato siglato al termine di una teleconferenza tra le due parti, prevede, oltre allo scambio di informazioni tra forze di polizia e magistrature per combattere la tratta di esseri umani, anche il trasferimento nel Regno Unito di un numero non specificato di minori non accompagnati dai campi profughi greci e la riunificazione dei richiedenti asilo presenti in Grecia con i familiari residenti in Gran Bretagna. Koumoutsakos ha sottolineato che laccordo è “il risultato di molti mesi di intenso lavoro”. 

Nel frattempo, nell’isola greca di Lesbo, dove la situazione dei migranti era già critica prima dello scoppio della pandemia di coronavirus, due richiedenti asilo sono stati feriti da alcuni uomini armati dopo aver violato le regole di quarantena imposte nel campo di Moria. I due migranti, un iraniano e un afghano, hanno riferito all’infermeria del centro che le ferite da arma da fuoco, riportate mercoledì 22 aprile, sono state loro procurate da un gruppo di uomini non identificati. Il campo di Moria ospita attualmente oltre 19.000 richiedenti asilo, nonostante sia stato originariamente costruito per contenerne circa 3.000 persone. Le condizioni di sovraffollamento e scarsa igiene suggeriscono che un eventuale scoppio di Covid-19 potrebbe essere catastrofico. L’afflusso di richiedenti asilo nellisola di Lesbo ha poi provocato unondata di violenza xenofoba scatenata dai residenti e soprattutto dai gruppi di estrema destra che guardano con sospetto larrivo incontrollato di migranti e rifugiati. Alcune parti del campo, inclusi negozi di alimentari e una scuola di volontariato, sono state distrutte da incendi dolosi.

Finora, nelle isole greche del Mar Egeo non sono ancora stati segnalati casi di coronavirus, tuttavia, le autorità hanno ammesso di non aver effettuato test a tappeto. Per quanto riguarda la terraferma, invece, due campi profughi situati nelle vicinanze di Atene sono stati isolati e messi in quarantena dopo la conferma di decine di casi positivi.

L’accertamento di contagi all’interno dei campi profughi greci ha destato immediatamente grande preoccupazione. Si stima che nei campi profughi del Paese vivano più di 100.000 migranti. Di essi, circa 40.000 si troverebbero nei campi sovraffollati delle isole greche. In un’intervista al quotidiano tedesco Deutsche Welle, il 3 aprile, la commissaria per gli Affari Interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, aveva lanciato un allarme generale avvertendo di un possibile focolaio di coronavirus in uno dei campi sovraffollati della Grecia. “Dobbiamo fare di tutto per evitare questa situazione”, aveva affermato la commissaria. Interrogata sulle azioni dell’UE rispetto alla possibile diffusione del virus all’interno dei campi situati nelle isole greche, la Johansson aveva risposto che l’Unione stava lavorando molto duramente per istituire un piano d’azione di risposta alle emergenze insieme alle autorità greche. La priorità, aveva sottolineato, era appunto quella di evacuare immediatamente le persone più vulnerabili in modo che potessero essere messe al sicuro nelle camere d’albergo o negli appartamenti e non essere colpite dal virus. “In più, supporteremo i campi con attrezzature, personale medico e altri tipi di iniziative che stiamo mettendo a disposizione delle autorità greche, dell’IOM e dell’UNHCR con cui stiamo lavorando a stretto contatto per affrontare questa situazione”, aveva aggiunto la commissaria.

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Chiara Gentili

di Redazione

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