Coronavirus in Medio Oriente: il perché del successo della Giordania

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 13:17 in Giordania Medio Oriente

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Sebbene in Giordania siano stati registrati 7 nuovi contagi da Covid-19, nella giornata del 22 aprile, il Regno hashemita ha deciso di allentare alcune delle misure precedentemente stabilite, visto il calo dei casi positivi e l’inizio del mese sacro di Ramadan.

In particolare, le restrizioni ed il lockdown sono stati ridotti in alcune province meridionali, tra cui Karak, Maan e Tafilah, dove non è stato registrato nessun nuovo caso positivo al coronavirus. In generale, anche nel resto del Paese è stato evidenziato un declino e, al 23 aprile, i contagi hanno raggiunto in totale quota 435, mentre i decessi si sono fermati a 7. I casi attivi sono 113. Al contempo, è terminata la fase di isolamento anche per Aqaba, la città portuale situata a circa 340 km a Sud della capitale Amman. Tuttavia, sebbene all’interno delle province si assista ad un graduale ritorno alla normalità, i confini del Regno hashemita continuano a rimanere chiusi, con il fine di evitare che il virus rientri nel Paese. Tra le diverse concessioni annunciate dalle autorità giordane il 22 aprile, vi è la diminuzione delle ore di coprifuoco che, a partire dal 23 aprile, primo giorno di Ramadan, si estende dalle 18:00 alle 08:00 del mattino.

Per diversi esperti, il basso tasso di contagio registrato in Giordania è da ricollegarsi alla rapida e precoce adozione di misure restrittive volte a frenare la diffusione del virus. Le disposizioni, è stato riferito, sono state annunciate prima che in altri Paesi della regione. Il Regno, il 19 marzo, aveva già chiuso le porte della capitale, costringendo circa 10 milioni di persone all’isolamento. Precedentemente, dal 17 marzo, erano stati sospesi i collegamenti aerei e successivamente sono state chiuse le frontiere terrestri e marittime con Siria, Iraq, Egitto e Israele.

Inoltre, secondo quanto rivelato, già dalla fine del mese di gennaio, mentre la pandemia prendeva ancora piede in Cina, il governo di Amman ha mobilitato il Comitato per le Epidemie, ponendolo alla guida della lotta al Covid-19. Questo, il 26 gennaio, ha promulgato alcuni protocolli da seguire, riguardanti altresì funzionari sanitari e del governo. Ciò è avvenuto cinque settimane prima del primo caso, riportato il 2 marzo. Successivamente, il monarca giordano, il re Abdullah II, il 17 marzo, ha conferito al governo pieni poteri, tra cui la possibilità di imporre un coprifuoco monitorato dalle forze armate ed altre misure ritenute necessarie, attraverso un decreto straordinario che ha consentito l’attivazione della Legge sulla Difesa n.13, solitamente invocata solo in caso di guerra o calamità.

Mutaz Debei, uno scienziato e analista dei dati relativi alla diffusione della pandemia per conto del governo giordano, ha rivelato che il cosiddetto “indice di rigore”, con cui viene misurata la severità di un governo in risposta alla crisi, in Giordania ha raggiunto l’80% alla metà di marzo e il 100% nella settimana successiva. Secondo quanto rilevato da Debei, al crescere delle restrizioni, i casi di contagio sono diminuiti e, pertanto, l’indice statistico elaborato sembra funzionare nel Regno. Tuttavia, ha avvertito lo scienziato, il Paese non può ancora ritenersi al sicuro, vista la natura e l’imprevedibilità del virus. Motivo per cui il governo di Amman sta finalizzando un’applicazione per cellulari che traccerà i pazienti in quarantena, i cui movimenti verranno monitorati attraverso l’ausilio di un braccialetto elettronico.

Sebbene le misure intraprese per fronteggiare Covid-19 siano state appoggiate ed elogiate da molti, per alcuni resta da chiedersi quale impatto avrà la pandemia su un’economia già di per sé fragile. Secondo gli ultimi dati ufficiali, l’economia giordana sta assistendo, da anni, al calo del tasso di crescita, rimasto al di sotto del 2%. A questo si accompagna l’aumento del tasso di disoccupazione, pari a circa il 19,5%, e un indice di povertà del 15,7%, che equivale a 1.069 milioni di cittadini. Il quadro economico del Regno vede, poi, un bilancio statale per il 2020 pari a 13.83 miliardi di dollari, con un deficit stimato a circa 1.76 miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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