Afghanistan: il governo rilascia altri 55 prigionieri

Pubblicato il 23 aprile 2020 alle 12:28 in Afghanistan Asia

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Altri 55 prigionieri talebani sono stati rilasciati, il 22 aprile, da 9 diverse province afghane, secondo quanto ha riferito l’Ufficio del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Javid Faisal, portavoce del Consiglio, ha reso noto che i talebani sono stati rilasciati come parte degli sforzi del governo afghano per “far avanzare la pace e combattere il COVID-19” nel Paese. I prigionieri sono stati liberati dalle province di Paktia, Logar, Badakhshan, Jawzjan, Ghazni, Baghlan, Khost, Paktika e Maidan Wardak. Tuttavia, tra i militanti islamisti che sono stati liberati, non figurano 5 persone che erano state richieste dai talebani, ma che il governo non può rilasciare, poichè rappresentano un pericolo troppo grande per la sicurezza del Paese. 

Tra i vari nomi, i talebani avevano chiesto la liberazione di Lailuddin, un uomo identificato come parte di una rete responsabile di gravi attacchi a Kabul, tra cui i bombardamenti contro l’ambasciata tedesca e l’attacco contro l’American University of Afghanistan (AUAF). Lailuddin, figlio di Gulbuddin, è originario del distretto di Musahi nella provincia di Kabul ed era stato arrestato nella capitale. Il combattente talebano era stato addestrato a Quetta, in Pakistan, per 2 mesi e mezzo prima di essere schierato a Logar e poi a Kabul. L’uomo aveva avuto parte anche nell’attacco contro l’ex deputato afghano, Mir Wali, e nel bombardamento ad una cerimonia funebre. Ciascuno degli attentati aveva lasciato decine di civili morti e feriti, in un momento in cui Kabul assisteva ad assalti quasi quotidiani. 

Il rilascio dei prigionieri talebani fa parte dell’accordo tra Stati Uniti e talebani firmato a Doha il 29 febbraio. Questo prevede il ritiro delle truppe statunitensi, la cessazione delle ostilità e l’avvio di un dialogo intra-afghano. Al momento, il governo afghano ha accettato di rilasciare 1.500 prigionieri talebani, anziché i 5.000 inizialmente previsti dall’intesa. La questione del rilascio dei prigionieri ha rappresentato un grave ostacolo al già gravoso processo di pace afghano. Il 21 aprile, il consigliere per la Sicurezza Nazionale del governo afghano, Hamdullah Mohib, ha dichiarato che cinque dei 15 prigionieri che i talebani hanno insistito per liberare sono stati coinvolti in importanti “attacchi terroristici” e, sulla base delle leggi del Paese, il governo non ha l’autorità di rilasciarli. I talebani in questione sono stati identificati dopo le indagini dell’Ufficio del procuratore generale e della Direzione Nazionale della Sicurezza, ha aggiunto Mohib.

Un ex comandante talebano, Sayed Akbar Agha, ha affermato che il gruppo crede che il governo stia “inventando scuse” per non rilasciare i prigionieri. Dal canto loro, gli USA hanno iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi. Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno degli obiettivi della politica estera dell’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afgane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della Libertà”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione