Myanmar: attacco letale contro un mezzo dell’OMS

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 12:01 in Asia Myanmar

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha condannato un attacco contro un proprio convoglio in Myanmar, che ha causato la morte dell’autista. Il mezzo stava trasportando i tamponi per il coronavirus nel travagliato Stato di Rakhine. 

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito la morte di Pyae Sone Win Maun, l’autista di un veicolo dell’organizzazione, “tragica e devastante”. Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite sul Myanmar, Yanghee Lee, ha affermato che ciò che è accaduto è “inaccettabile” e ha chiesto un’indagine internazionale indipendente sull’attacco. Pyae Sone Win Maung è morto il 20 aprile, nella cittadina di Minbya, nello Stato occidentale di Rakhine, a seguito di un assalto contro il mezzo dell’OMS. L’uomo stava guidando il veicolo, contrassegnato dal logo delle Nazioni Unite, per trasportare i test per il COVID19, quando è stato colpito da un esplosivo non specificato e la macchina è andata a fuoco.

In una dichiarazione congiunta, altre organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children e Oxfam, hanno affermato che l’incidente mortale “dimostra l’urgente necessità che i gruppi armati in Myanmar depongano le armi” e accolgono la richiesta delle Nazioni Unite di un cessate il fuoco globale. Un funzionario del Ministero della Salute e dello Sport del Myanmar è stato ferito nell’incidente. Inoltre, in pì+ecedenza, il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava che il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres “ha condannato fermamente l’attacco” e ha chiesto che gli autori siano consegnati alla giustizia.

Il conflitto tra forze di sicurezza governative e rivoltosi armati dell’Esercito di Arakan, che chiede una maggiore autonomia per la regione occidentale del Myanmar, va avanti da anni. Sia le forze armate regolari sia i ribelli hanno negato la responsabilità dell’attacco e si sono accusati a vicenda. “Perché i militari dovrebbero sparargli?” ha chiesto un portavoce militare. “Stanno lavorando per noi, per il nostro paese. Abbiamo la responsabilità di questo. Tutti quelli che hanno un cervello lo sanno. Se sei un cittadino del Myanmar, non dovresti chiederlo”, ha aggiunto. 

L’Esercito di Arakan, che recluta i propri membri per lo più dalla maggioranza buddista del Paese, sta combattendo a Rakhine per una maggiore autonomia delle regioni occidentali dal governo centrale. Gli Arakanesi, che rappresentano il gruppo etnico di maggioranza nello stato di Rakhine, costituiscono circa il 5% della popolazione totale. I ribelli, la maggior parte dei quali facenti parte del gruppo armato dell’Esercito di Arakan, perseguono l’obiettivo prioritario dell’autodeterminazione del popolo arakanese. Nel novembre 2019, sono stati contati circa 20.000 seguaci dell’Esercito, diventato uno dei maggiori gruppi armati di ribelli etnici del Myanmar.  

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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