Mozambico: islamisti uccidono 52 abitanti di un villaggio del Nord

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 9:22 in Africa Mozambico

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Circa 52 abitanti di una provincia settentrionale del Mozambico sono stati uccisi da alcuni ribelli islamisti dopo che si sono rifiutati di arruolarsi nei loro ranghi. È quanto si apprende da una dichiarazione della polizia, rilasciata martedì 21 aprile, nella quale si specifica che i fatti si sono svolti a inizio mese, intorno al 7 aprile. “I giovani stavano per essere reclutati ma hanno resistito, il che ha provocato l’ira dei banditi che hanno ucciso 52 civili indiscriminatamente”, ha dichiarato il portavoce della polizia, Orlando Modumane. La strage è avvenuta nel villaggio di Xitaxi, nella provincia di Cabo Delgado, sede di progetti multimiliardari realizzati da compagnie petrolifere come Total. Il comandante della polizia nazionale, Bernardino Rafael, ha tuttavia precisato che gli insorti non hanno preso il controllo di alcuna parte della provincia, nonostante siano soliti, in Mozambico, occupare città, villaggi o edifici governativi e issarvi le loro bandiere. L’ultimo attentato nel Paese risale al 23 marzo, quando un gruppo di militanti armati ha attaccato la città di Mocimboa da Praia, sempre nella provincia di Cabo Delgado, e fatto irruzione nelle caserme delle forze di difesa e di sicurezza, che sono riuscite a respingere i militanti fuori dalla città solo dopo intensi combattimenti. L’attacco è stato successivamente rivendicato dallo Stato Islamico.

Da giugno scorso, lIsis ha rivendicato alcuni degli attacchi più violenti compiuti nel Paese. L’organizzazione ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa “gioventù”. I militanti, tuttavia, sembravano non avere alcun legame con l’organizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con l’espressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”. I leader dell’organizzazione intrattenevano legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale. Nel 2018, Ahl-e-Sunnat wal Jamaat ha spostato la propria attenzione su piccoli villaggi remoti, cercando di ridurre al minimo i conflitti diretti con le forze di sicurezza del governo. Con limitate eccezioni, il gruppo ha condotto quasi sempre i propri attacchi nella provincia di Cabo Delgado. Gli attentati variavano di intensità e scala, ma generalmente includevano l’uso di armi da fuoco e di armi da taglio, ad esempio machete e altri oggetti metallici, e includevano spesso il furto di cibo e di altri beni essenziali. Talvolta, le offenisve prevedevano anche decapitazioni e rapimenti.

L’attuale leader del Mozambico, Filipe Nyusi,è stato rieletto per la seconda volta ad ottobre 2019. L’opposizione contesta i risultati delle votazioni e accusa il presidente di brogli e corruzione. Ossufo Momade, il candidato del maggior partito d’opposizione, ovvero il Renamo (Resistenza Nazionale mozambicana), è risultato il secondo più votato, aggiudicandosi il 21.88% dei voti rispetto al 73% di Nyusi.

Durante il suo secondo mandato quinquennale, il presidente si dovrà impegnare a sviluppare le riserve di gas del Paese, che prevede di diventare, entro 5 anni, il secondo esportatore al mondo di gas naturale. Il boom sarà controllato da giganti del settore petrolifero e sarà possibile solo con un totale rispetto del trattato di pace firmato ad agosto dai due maggiori partiti del Paese, il Renamo di Momade e il Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) di Nyusi. Le elezioni del 15 ottobre, in cui sono state condensate le presidenziali, le legislative e le provinciali, avrebbero dovuto rappresentare una conferma dell’impegno preso a favore della pace ma il rischio che le opposizioni, continuando a contestare i risultati, mettano in pericolo questo fragile accordo è molto alto.  

Il Mozambico, che ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, soffre ancora degli effetti di una guerra civile durata 15 anni, dal 1977 al 1992, in cui sono morte circa 1 milione di persone. Nel 1992, un primo accordo di pace aveva messo fine al conflitto, ma da allora la violenza si è diffusa nel Paese, portando sporadici contrasti. Il dialogo di pace tra le due forze era stato sospeso lo scorso anno, quando la Renamo aveva accusato il Frelimo di aver compromesso le scorse elezioni municipali. Già nel 2014, dopo le ultime elezioni presidenziali, Renamo e Frelino erano stati protagonisti di scontri violenti causati da una disputa sul verdetto delle elezioni. A rappresentare una minaccia per Maputo, oltre ai continui scontri tra i due maggiori partiti del Paese, vi è anche l’aumento degli attentati nel Nord, vicino il confine con la Tanzania, dove si trovano vasti giacimenti di gas, scoperti al largo di Palma nel 2011. Tali giacimenti potrebbero trasformare l’economia del Paese, che attualmente è una delle più povere del continente africano, ma lo sviluppo è minacciato dall’insorgenza dello Stato Islamico nella regione.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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