La Turchia risponde alle accuse di Atene e Nicosia

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 19:36 in Cipro Turchia

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Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Turchia, Hami Aksoy, ha risposto alle dichiarazioni della Grecia e di Cipro, le quali avevano condannato l’invio della Yavuz nelle acque a Sud di Nicosia. 

Nello specificoil giorno precedente, la Grecia si era schierata al fianco del suo alleato cipriotadenunciando il mancato rispetto da parte della Turchia degli inviti della comunità internazionale in merito al rispetto della leggeIn particolareil Ministero degli Esteri di Atene aveva rilasciato un comunicato ufficiale con cui aveva definito l’ultima mossa di Ankara come una ulteriore provocazione che ignora gli appelli dell’UE e allo stesso tempo “conferma, per l’ennesima voltail ruolo destabilizzante della Turchia, nonché la sua natura in qualità di violatore del diritto internazionale nella regione”.  

In risposta a tali parole, Aksoy ha dichiarato che la Grecia ha nuovamente dimostrato “le sue percezioni distorte e le sua attitudine contraria ai diritti” in riferimento alle tensioni nel Mediterraneo Orientale.  

In aggiunta, riferendosi anche al governo cipriota, Aksoy ha denunciato che entrambi gli Stati ignorano i diritti legittimi e sovrani della Turchia nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, oltre a non riconoscere che anche i turco-ciprioti godono dei medesimi diritti, in quanto anch’essi sono i proprietari dell’isola.  

In tale contesto, secondo Aksoy, l’atteggiamento “massimalista e intransigente” di Cipro e della Grecia costituiscono una vera minaccia alla pace e alla stabilità del Mediterraneo orientale. 

L’annuncio della partenza della Yavuz verso le acque cipriote era giunto nella notte tra il 19 e il 20 aprile, quando Ankara aveva rilasciato un avviso di navigazione, annunciando che la Yavuz si sarebbe stazionata nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della ZEE cipriota dal 20 aprile al 18 luglio. La nuova spedizione della nave turca è la sesta dallo scorso 3 maggio, data di avvio del programma di esplorazione mineraria nelle acque cipriote da parte della Turchia.  

L’intenzione della Turchia di portare avanti i propri programmi di esplorazione energetica nell’Egeo, nel Mediterraneo orientale e nelle acque a largo di Cipro era già stata confermata, lo scorso 9 aprile, dal ministro della Difesa turco, Hulusi Akar. Successivamente, il 15 aprile, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, aveva specificato che la Turchia aveva intenzione di proseguire con le trivellazioni a largo di Cipro, dove è pronta a inviare una terza nave.  

In risposta, il 16 aprile, il portavoce del governo di Cipro, Kyriakos Kousiosaveva dichiarato che la Turchia “si sta comportando come il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”.  In aggiunta, Kousios aveva criticato la scelta della Turchia di continuare, anche intensificando, la propria politica di esplorazione mineraria nelle acque cipriote, soprattutto in un contesto in cui gli Stati sono concentrati sul contrasto alla diffusione del coronavirus, avendo come priorità la tutela sella salute e della sicurezza dei propri cittadini. Per tale ragione, il governo cipriota, aveva dichiarato il suo portavoce, agirà in risposta come necessario.   

Da parte sua, Cavusoglu aveva ricordato di aver avvertito in passato i greco-ciprioti di non decidere unilateralmente sui diritti minerari del Mediterraneo orientale senza aver prima raggiunto un accordo con la controparte turco-cipriota. Tuttavia, secondo il ministro degli Esteri turco, tale avvertimento è stato ignorato e, in difesa dei turco-ciprioti, Ankara ha avviato il proprio programma di trivellazione.     

Per la stabilità della regione, aveva dichiarato Cavusoglu, l’obbiettivo a beneficio di entrambi sarebbe la spartizione dei profitti tra le due parti, come proposto dalle autorità turco-cipriote. Ciò, aveva sottolineato il ministro, rappresenta l’unica base logica e realistica per la risoluzione delle tensioni e, per tale ragione, la Turchia continua a voler organizzare un nuovo momento di dialogo sul Mediterraneo orientale.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione