Kashmir: scontro a fuoco tra esercito indiano e ribelli

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 18:26 in Asia India

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Le forze armate del governo indiano hanno ucciso 4 ribelli del Kashmir in uno scontro a fuoco, la sera del 21 aprile, mentre è in vigore un rigoroso blocco per combattere la diffusione dei contagi da coronavirus. 

I combattimenti sono scoppiati in un villaggio nel distretto di Shopian, quando la polizia e i soldati hanno fatto irruzione in una casa dove i ribelli si nascondevano, la sera del 21 aprile, secondo quanto ha riferito il portavoce dell’esercito, il colonnello Rajesh Kalia, il 22 aprile. Durante lo scontro a fuoco, le truppe hanno fatto esplodere la casa, una tattica comune delle forze di sicurezza, hanno dichiarato i residenti. 

L’India ha continuato le sue operazioni di contro-insurrezione in tutto il Kashmir nonostante il blocco del coronavirus. I ribelli, che combattono per l’indipendenza o la fusione della regione a maggioranza musulmana con il Pakistan, non hanno messo fine ai loro attacchi contro le forze governative. Il 19 aprile, i combattenti hanno attaccato una postazione paramilitare e ucciso 3 soldati. L’ultima violenza arriva in un momento di scontri quasi quotidiani tra soldati pakistani e indiani, lungo la Linea di Controllo, il confine che divide il Kashmir amministrato dall’India e dal Pakistan.

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra l’India e il Pakistan. L’area è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono riaccese. In particolare, il 5 agosto scorso, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati federalmente dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri.

A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. 

Da parte sua, l’India accusa il Pakistan di addestrare e inviare militanti lungo il confine per lanciare attacchi e alimentare la crescita di un movimento separatista contro il dominio indiano. Il Pakistan, a sua volta, nega di fornire supporto materiale ai militanti della regione ma dichiara di contribuire, con un sostegno morale e diplomatico, all’autodeterminazione del popolo del Kashmir.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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