Israele: critiche e opposizioni al governo Netanyahu- Gantz

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 10:15 in Israele Medio Oriente

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L’intesa raggiunta dal premier Benjamin Netanyahu e dal suo ex rivale Benny Gantz ha suscitato critiche all’interno di alcuni blocchi politici, a tal punto da presentare una petizione alla Corte suprema.

In particolare, secondo quanto riferisce il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, il primo punto ad essere contestato è la presenza di un primo ministro, Netanyahu, coinvolto in un triplice processo giudiziario, con accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio. Come specificato attraverso le petizioni, non si tratta semplicemente di un premier a capo del governo ad interim, ma soprattutto di un membro della Knesset, il Parlamento israeliano, contro cui sono state rivolte gravi accuse e che è in attesa di un processo formale.

Inoltre, è stato evidenziato come entrambi i leader abbiano raggiunto un accordo e si siano impegnati nella formazione della squadra governativa senza un mandato ufficiale da parte del capo di Stato, Reuven Rivlin. Quest’ultimo, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, il Parlamento di Israele, visto il mancato accordo tra i due leader designati e il mancato rispetto della scadenza stabilita per la mezzanotte del 15 aprile. Tuttavia, Gantz e Netanyahu hanno continuato le loro negoziazioni fino a giungere all’intesa del 20 aprile.

Tra gli attori del panorama politico che si oppongono all’alleanza Gantz- Netanyahu, vi sono la Joint List, un’alleanza di quattro partiti arabi che rappresentano principalmente cittadini palestinesi di Israele, e il movimento di resistenza islamico Hamas, un’organizzazione palestinese di carattere politico e paramilitare, considerata ufficialmente terroristica da alcune nazioni nel mondo, tra cui Israele e Stati Uniti. Tale movimento ha affermato che “l’agenda estremista” promossa dal blocco dei due leader non lo spaventerà e che, al contrario, dovrebbe incoraggiare ulteriormente la popolazione palestinese ad elaborare una strategia nazionale basata sulla resistenza e sulla difesa dei propri diritti ed interessi. Per Hamas, i leader israeliani gareggiano cercando di calpestare i diritti del popolo palestinese e di formare uno Stato israeliano.

Circa la questione palestinese, ciò che preoccupa è che la nuova intesa in Israele possa portare all’attuazione del cosiddetto “accordo del secolo”, ovvero il Piano di Pace proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 28 gennaio scorso, e alla conseguente annessione della Valle del Giordano e del Mar Morto del Nord ai territori israeliani. A tal proposito, il 6 aprile scorso, Gantz e Netanyahu si erano detti concordi ad annettere tali aree entro il prossimo luglio. Inoltre, il premier uscente ha più volte esortato le parti coinvolte a completare l’operazione prima delle prossime elezioni degli USA.

In tale quadro, un partito politico israeliano di sinistra, Meretz, ha affermato che il nuovo esecutivo è caratterizzato da corruzione e, pertanto, si impegnerà a presentare un’alternativa al “governo della vergogna”. Anche per il partito labourista si è di fronte a un’intesa pericolosa, che consente ad un premier sotto processo di porre il veto sulla nomina dei giudici, oltre a determinare legislazioni e politiche di annessione. La Joint List, dal canto suo, ha affermato che la nuova alleanza rappresenta uno schiaffo alle decisioni prese dalla popolazione israeliana nel corso dei tre turni elettorali e si è detta pronta ad opporsi al nuovo governo e alle sue politiche di annessione “razziste”.

Pertanto, al momento, il destino del governo israeliano resta ancora ignoto e si è in attesa del voto di fiducia. Tuttavia, si tratta di un esecutivo di emergenza, il cui obiettivo principale è porre fine alla fase di impasse politico e, allo stesso tempo, gestire l’emergenza coronavirus. Secondo quanto stabilito, i due leader si alterneranno alla guida per i prossimi 3 anni. A cominciare sarà il premier uscente, Netanyahu, il quale resterà in carica per altri 18 mesi, mentre Gantz, ex capo di Stato Maggiore, assumerà la carica di ministro della Difesa, oltre che di primo ministro “supplente”. Gaby Ashkenazi, un alleato di Blue and White, verrà posto, invece, agli Esteri. In totale, la nuova squadra governativa comprenderà dai 30 ai 34 ministri.

Nell’ultimo anno, il popolo israeliano si è recato alle urne per tre volte. L’ultima tornata elettorale si è svolta il 2 marzo scorso, ma anche questa si è rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud ha ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, ha raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo scorso, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un nuovo esecutivo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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