Iraq: riprendono le proteste e le violenze nella capitale

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 9:01 in Iraq Medio Oriente

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La capitale irachena Baghdad ha assistito, il 21 aprile, a violente proteste che hanno causato la morte di un manifestante ed il ferimento di altri iracheni, a seguito degli spari di un uomo armato la cui identità è tuttora ignota.

Ad un giorno dalla revoca parziale del coprifuoco che ha costretto la popolazione irachena a rimanere a casa per evitare una maggiore diffusione di Covid-19, gruppi di manifestanti si sono riuniti nel centro di Baghdad e, in particolare, presso piazza Tahrir e piazza al-Khilani, i luoghi simbolo dell’ampia mobilitazione popolare che ha avuto inizio il primo ottobre 2019. Nel corso delle proteste del 21 aprile, un uomo armato ha sparato sulla folla, provocando la morte di uno dei manifestanti e il ferimento di almeno altri 2 cittadini, oltre a provocare scontri che hanno costretto le forze dell’ordine ad intervenire.

L’identità dell’assalitore è tuttora sconosciuta, ma nella tarda serata del 21 aprile è stata diffusa un’immagine sul web che mostra il colpevole con la propria arma, un kalashnikov, su di una parete con su scritto “Baghdad pace”. Secondo alcune fonti, l’uomo potrebbe essere il proprietario di uno dei negozi della zona, mentre, a detta del comando operativo di Baghdad, la sparatoria ha fatto seguito ad una lite tra tale proprietario e alcuni manifestanti, nel corso della quale sono intervenuti parenti dell’assalitore.

Le proteste nella capitale e nelle altre città meridionali irachene erano state sospese il 17 marzo scorso, a seguito delle disposizioni volte sa prevenire una maggiore diffusione di Covid-19. Al 22 aprile, sono 1602 i contagi da coronavirus e 83 i decessi. Tuttavia, il governo, il 21 aprile, ha revocato parzialmente alcune restrizioni, consentendo la ripresa di alcune attività.

L’ampia mobilitazione popolare ha avuto inizio il primo ottobre 2019 e, dopo una breve pausa di circa due settimane, sono riprese il 25 ottobre per poi placarsi solo con lo scoppio della pandemia. I manifestanti hanno fin da subito richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Per quanto riguarda il nuovo governo, la richiesta fondamentale del popolo iracheno è un esecutivo indipendente, ovvero lontano dalle forze politiche protagoniste dello scenario politico degli ultimi anni, ed elezioni anticipate, considerate la soluzione migliore per far fronte alle problematiche del Paese. Dopo le dimissioni del premier precedentemente in carica, Adel Abdul Mahdi, del 30 novembre 2019, l’Iraq ha cominciato ad assistere ad una fase di impasse a livello politico che ha visto il succedersi di diversi candidati, incaricati di formare il nuovo esecutivo. L’ultimo ad essere stato nominato è l’ex- capo dell’intelligence, Mustafa al-Kazemi, il 9 aprile, il quale è tuttora impegnato nel ciclo di negoziazioni volto a formare la nuova squadra di governo. Al-Kazemi ha incontrato diverse opposizioni tra i blocchi politici iracheni, i quali cercano di preservare il proprio status e le proprie posizioni ministeriali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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