Coronavirus, Maduro: non so se ci saranno elezioni in Venezuela

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 9:19 in America Latina Venezuela

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L’impatto del coronavirus in Venezuela introduce un nuovo fattore nel percorso di accordo politico che dall’inizio dell’anno si stava tentando di avviare per trovare una via d’uscita dal conflitto di lunga data nel Paese sudamericano. Nicolás Maduro, parlando al paese lo scorso fine settimana ha sottolineato che le elezioni – le elezioni parlamentari che dovrebbero svolgersi alla fine dell’anno – dovranno essere rimandate, come è successo in molti altri Paesi del mondo. “A questo punto non so se ci saranno elezioni perché abbiamo questa priorità – ha spiegato riferendosi alla pandemia – e sarebbe irresponsabile da parte mia dire che ci devono essere elezioni. Ci sono la Camera costituzionale della Corte suprema di giustizia e l’Assemblea costituente nazionale, nel caso in cui sia necessario deliberare e prendere decisioni a riguardo”.

La pandemia ha permesso al leader chavista di riguadagnare il controllo dell’agenda politica, anche grazie alle comunicazioni quotidiane sul tema. Inoltre, attraverso il controllo sociale e la repressione, di cui la quarantena di ferro amministrata dalla forza militare appare come uno strumento in più, Maduro sembra governare in mezzo a un disastro economico che ha lasciato il paese, un tempo primo produttore di petrolio nel mondo, a corto di carburante.

Il rinvio delle elezioni e la paralisi del paese a causa della mancanza di benzina, che per un mese è stata razionata solo ai settori essenziali, sono questioni che il chavismo è stato in qualche modo in grado di giustificare, almeno a breve termine, con le misure prese per affrontare una pandemia. La quarantena, tuttavia, insistono gli economisti e gli osservatori internazione, non è una misura che può essere mantenuta a lungo in un paese in cui oltre il 60% della popolazione vive di lavori informali, l’80% non ha entrate sufficienti ad acquistare beni alimentari e oltre il 30% sopravvive grazie alle rimesse dei familiari all’estero. Secondo gli analisti quest’ultima categoria subirà in particolare la recessione globale generata dal nuovo virus e che colpisce i migranti venezuelani all’estero.

Nel mezzo dello stato di allarme, la persecuzione del dissenso è peggiorata, con l’arresto di membri del team di Guaidó, giornalisti, difensori dei diritti umani, persone che protestano contro la mancata erogazione dei servizi di base, come carburante o acqua potabile, e operatori sanitari che hanno segnalato la mancanza di forniture per la cura delle persone colpite da COVID-19. Tuttavia, segnalano gli esperti, la narrazione della guerra contro un nuovo nemico invisibile è un’inevitabile tentazione per molti governi nel mezzo della pandemia, e della mobilitazione permanente contro i nemici –reali o meno– il chavismo ha fatto una delle sue principali armi politiche.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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