Coronavirus: Ghana e Burkina Faso allentano le restrizioni

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 19:26 in Burkina Faso Ghana

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Il Burkina Faso e il Ghana hanno deciso di attenuare alcune restrizioni imposte per via del coronavirus e di testare la possibilità di un ritorno alla normalità dopo settimane di blocchi e interruzioni di tutte le attività. I Paesi dell’Africa occidentale hanno un numero crescente di casi di coronavirus e non è ancora chiaro quanto la situazione diventerà grave. I contagi, al momento, risultano minori rispetto a quelli registrati in Europa, in Asia o negli Stati Uniti, ma i livelli di test sono bassi e il virus potrebbe facilmente far collassare i sistemi sanitari di molti Paesi del continente se i casi continuano a salire.

Nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, i mercati sono chiusi dal 25 marzo. Lunedì 20 aprile, il governo ne ha riaperto uno dei tanti per provare a vedere se alla fine del mese sarà possibile riaprirli tutti. Venditori e clienti che sono entrati nel mercato questa settimana hanno dovuto indossare la mascherina, lavarsi le mani allingresso e farsi misurare la temperatura, secondo quanto affermato da Armand Beouinde, sindaco di Ouagadougou.

In Ghana, il presidente Nana Akufo-Addo ha revocato il blocco di tre settimane nelle sue due città principali per riaprire le attività non essenziali. Il leader ha affermato che la decisione è stata presa sulla base di una migliore tracciabilità della malattia e per “proteggere l’economia”. Una delle nazioni con lo sviluppo più rapido dell’Africa, il Ghana ha dovuto tagliare le sue previsioni di crescita del PIL del 2020 dal 6,8% all’1,5% a causa della pandemia di coronavirus, un tasso che rappresenterebbe la sua peggior performance in quasi quattro decenni. Il Ghana ha oltre 1.000 casi di COVID-19, il più alto tasso dellAfrica occidentale, e nove morti. Il Burkina Faso ha invece 600 casi e 38 sono morti.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. Le persone contagiate hanno superato quota 24.600, mentre le vittime sono circa 1.190 e i guariti più di 6.416. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 3.209 casi, l’Algeria 2.811, la Tunisia 901, l’Egitto 3.490 e la Libia 59. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 412 in Senegal, 10 in Gambia, 622 in Guinea, 50 in Guinea-Bissau, 258 in Mali, 500 in Burkina Faso, 68 a Capo Verde, 101 in Liberia, 916 in Costa d’Avorio, 1.042 in Ghana, 86 in Togo, 54 in Benin, 657 in Nigeria, 1.163 in Camerun, 83 in Guinea Equatoriale, 156 in Gabon, 165 in Repubblica del Congo, 14 in Repubblica Centrafricana, 350 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 3.465 in Sudafrica, 31 in Eswatini, 70 in Zambia, 150 in Ruanda, 11 in Burundi, 254 in Tanzania, 296 in Kenya, 286 in Somalia, 114 in Etiopia, 945 in Gibuti, 140 in Sudan, 4 in Sud Sudan, 328 nelle Mauritius, 121 in Madagascar, 33 in Ciad, 657 in Niger, 24 in Angola, 28 in Zimbabwe, 39 in Mozambico, 61 in Uganda, 39 in Eritrea, 50 in Sierra Leone, 20 in Botswana, 17 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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