Coronavirus: 652 tunisini bloccati in Libia attraversano il confine

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 13:39 in Immigrazione Libia Tunisia

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Centinaia di tunisini, bloccati in Libia da settimane dopo la chiusura delle frontiere, decisa per limitare la diffusione dellepidemia di coronavirus, sono rientrati nel loro Paese, secondo quanto reso noto dall’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (IOM) e dal Ministero dellInterno tunisino. Il capo missione dellIOM in Libia, Federico Soda, ha confermato in un tweet che circa 652 persone si sono fatte strada attraverso il confine nella notte di lunedì 20 aprile. “Altre centinaia stanno ancora aspettando di tornare a casa in assenza di azioni concrete”, ha aggiunto Soda. Il Ministero dellInterno della Tunisia, tuttavia, ha negato che quelli che hanno attraversato il confine abbiano dovuto ricorrere alla forza e ha assicurato che sono state le autorità a consentire il passaggio dalla Libia.

Nonostante il conflitto e linstabilità politica, la Libia, grande esportatrice di petrolio, ospita migliaia di migranti e lavoratori tunisini. In seguito allesplosione della pandemia, entrambi gli Stati hanno però deciso di chiudere temporaneamente le proprie frontiere, nel tentativo di limitare i contagi, e hanno lasciato molti tunisini senza la possibilità di tornare a casa.

Secondo l’attivista per i diritti umani, Mostapha Abdelkebir, circa 1.300 tunisini si sono ammassati vicino alla frontiera di Ras Jedir da quando, il mese scorso, è stato imposto il blocco. Lunedì, circa 700 di loro si sono avvicinati, piuttosto irrequieti e minacciando di usare la violenza per costringere la polizia a farli passare”, ha riferito Abdelkebir all’agenzia di stampa Agence France Presse. Un funzionario locale della Mezzaluna Rossa, Abdelkarim Regai, ha dichiarato che le autorità libiche sono state costrette a permettere ai cittadini tunisini di attraversare il confine. “Sono soprattutto lavoratori a giornata che si trovano ad affrontare una terribile situazione umanitaria”, ha specificato Regai. Una fonte diplomatica tunisina ha stimato che sono circa 20.000 i suoi concittadini che continuano a rimanere in Libia. Secondo le sue dichiarazioni, riportate dal quotidiano Al Jazeera, è possibile che le autorità di entrambi i Paesi permettano nuovi attraversamenti prima del mese sacro del Ramadan, il cui inizio è previsto per giovedì 23 aprile. Martedì mattina, alcuni autobus scortati dalla polizia avrebbero lasciato la zona di confine con diversi tunisini a bordo e li avrebbero riportati a casa. Il Ministero dellInterno di Tunisi ha confermato il trasferimento e ha dichiarato che i cittadini sono stati inviati negli appositi centri di quarantena prima di poter tornare nelle proprie case.

Da quando ha confermato il suo primo caso di coronavirus, a inizio marzo, la Tunisia ha dichiarato 38 morti tra 884 casi ufficiali di infezione. Il 20 aprile, il primo ministro tunisino, Elyes Fakhfakh, ha annunciato che il blocco nazionale per combattere la diffusione del coronavirus sarà esteso fino al 3 maggio, per poi essere progressivamente allentato. La situazione “sarà presto dominata”, ha dichiarato Fakhfakh in un’intervista televisiva, sottolineando che ciò consentirà una riapertura graduale dell’economia e della società.La Tunisia ha altresì imposto, dal 17 marzo, un coprifuoco notturno, dalle 18:00 alle 06:00, e le autorità hanno stabilito ordini di blocco più severi a partire dal 22 marzo. “Fino ad ora abbiamo avuto successo”, ha dichiarato Fakhfakh, aggiungendo: “Tuttavia, non abbiamo ancora superato la pandemia e vogliamo appiattire completamente la curva dei contagi”. Con l’avvento del Ramadan, il coprifuoco inizierà due ore dopo, ovvero alle 20:00. 

La pandemia ha fermato il turismo, un settore chiave per la Tunisia, e numerose imprese e attività non essenziali sono chiuse dal 4 marzo. La disoccupazione nel Paese risulta superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Anche l’inflazione è elevata e i governi hanno lottato a lungo per frenare i deficit fiscali e controllare il debito pubblico. Contemporaneamente, il settore agricolo sta lottando contro una grave carenza di pioggia.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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