Algeria: la caduta dei prezzi del petrolio compromette le esportazioni di greggio

Pubblicato il 22 aprile 2020 alle 16:16 in Africa Algeria

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L’Algeria osserva con allarmismo il crollo dei prezzi del petrolio mentre i mercati energetici, da cui dipendono gran parte dei proventi delle esportazioni della nazione nordafricana, precipitano nel caos. Il Paese, produttore di gas e petrolio, ha bruciato oltre la metà delle sue riserve di valuta estera dal 2014, quando era iniziata una prima riduzione dei prezzi del petrolio, mentre il bilancio di quest’anno ha delineato un taglio del 9% della spesa, ma basandosi su un prezzo del petrolio doppio rispetto a quello di oggi. L’impatto economico della pandemia di coronavirus, che ha mandato in tilt la domanda globale di greggio, minaccia dunque di far precipitare l’Algeria in una nuova crisi.

“Presto inizieremo a sentire una grande crisi a meno che il prezzo del petrolio non salga”, ha dichiarato ad Al Jazeera Halim Cherifi, banchiere di Algeri. Il Saharan Blend algerino è attualmente scambiato a meno di 20 dollari al barile, mentre il budget di quest’anno era basato su un prezzo di 50 dollari al barile. I greggi internazionali di riferimento sono scambiati al loro minimo storico mai registrato in almeno due decenni.

Il portavoce presidenziale ha dichiarato alla televisione di Stato, martedì 21 aprile, che la situazione è sotto controllo grazie ai “tagli alla spesa e al rinvio di alcuni progetti”. Ma non tutti sono convinti delle sue parole. “L’attuale livello del mercato petrolifero è molto al di sotto delle previsioni del governo”, ha affermato il professore di economia Abderrahmane Aya, aggiungendo che “la situazione potrebbe colpire il valore della moneta e quindi il potere d’acquisto degli algerini”. 

L’Algeria ha congelato gran parte dei suoi progetti sulla costruzione di alloggi statali, fermato alcuni progetti energetici e cancellato altri piani di sviluppo al fine di ridurre la spesa e portare i deficit sotto controllo. Ma negli ultimi cinque anni il deficit di bilancio è stato sempre tra il 6 e il 15% della produzione economica, con generosi sussidi per pane, elettricità e altre forniture di base che gravano sulle casse statali. “Nel breve termine, l’Algeria può resistere alle conseguenze di ciò che sta accadendo sul mercato petrolifero, ma questa eccezionale situazione richiede urgenti riforme strutturali, economiche e finanziarie”, ha affermato El Houari Tighersi, membro della commissione finanziaria del Parlamento.

Anche senza l’attuale crisi energetica globale, la Sonatrach, di proprietà statale, sta lottato per mantenere i volumi delle esportazioni di petrolio e gas, con un aumento del consumo interno di carburante mentre i clienti europei si sono rivolti ad altri fornitori di gas per le importazioni. “L’Algeria non ha più la possibilità di ritardare le riforme economiche. Saranno difficili da attuare, ma questo è il momento di diversificare l’economia”, ha dichiarato ad Al Jazeera un ex ministro dell’Energia, che ha chiesto di rimanere anonimo. Un ex ingegnere di Sonatrach, Zoheir, ha affermato che i produttori di petrolio dovrebbero iniziare immediatamente a tagliare la produzione per difendere i prezzi. “Chi prenderà questo petrolio se l’economia è al ribasso e chi lo immagazzinerà?”, ha detto.

L’Algeria, che si è unita all’Arabia Saudita, alla Russia e ad altri produttori di petrolio nella firma di un accordo globale per frenare le forniture di greggio, ha ripetutamente affermato che il suo obiettivo è quello di diversificare gas e petrolio ma si è dimostrata riluttante ad aprire un’economia dominata dalle industrie statali. La nazione resta uno dei pochi Paesi a non aver aderito all’Organizzazione mondiale del commercio e le imprese private si lamentano da tempo della corruzione e della burocrazia. Nel tentativo di rispondere ad alcune preoccupazioni, il governo ha incoraggiato gli stranieri a investire in Algeria, specialmente in “settori non strategici”, facilitando al contempo la collaborazione con Sonatrach per contribuire ad aumentare la produzione di petrolio e gas. Ma lultima caduta dei prezzi del petrolio ha già spinto le compagnie energetiche internazionali ad eliminare i nuovi progetti nel resto del mondo, mentre le minacce di una recessione economica globale più profonda potrebbero rendere più stimolante l’attrazione di liquidità straniera in altre aree.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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