Rep. Centrafricana: sanzioni contro ex leader ribelle

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 15:54 in Africa Repubblica Centrafricana

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto una serie di sanzioni contro l’ex leader ribelle della Repubblica Centrafricana, Abdoulaye Miskine, firmatario dellaccordo di pace siglato nel febbraio 2019 tra governo e gruppi armati. In base al patto, Miskine, fondatore e capo del Fronte democratico del popolo centrafricano (FDPC), aveva ottenuto il ruolo di consigliere del nuovo governo. Tuttavia, secondo il governo di Bangui, luomo non ha mai assunto la carica che gli era stata offerta.

Nell’ultimo rapporto stilato dagli esperti dellONU, che hanno monitorato il rispetto delle sanzioni e dellembargo sulle armi imposti nel 2013, si sostiene che Miskine abbia continuato a reclutare combattenti. Nel novembre 2019, il governo della Repubblica Centrafricana ha dichiarato che luomo era stato arrestato nel vicino Ciad e ne aveva richiesto lestradizione. Ora si trova ad essere sottoposto anche alle sanzioni delle Nazioni Unite, tra cui il congelamento dei beni e i divieti di viaggio.

Miskine ha istituito l’FDPC nel 2004, quando il Paese è entrato per la prima volta nella guerra civile, assegnandosi il grado di generale. In seguito, si è unito alla coalizione di milizie, principalmente musulmane, che nel 2013 hanno rovesciato l’allora presidente Francois Bozize. Dopo la fuga di Bozize, il leader delle milizie musulmane, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite, che hanno dispiegato nel Paese la propria forza di peacekeeping, MINUSCA. Solo nel 2016, in seguito a elezioni presidenziali, Faustin-Archange Touadéra è stato nominato leader della Repubblica, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non ha mai recuperato il controllo di alcuni territori, che continuano a rimanere in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Da quel momento, però, la situazione non è ancora migliorata e più di un quarto dei 4,7 milioni di abitanti sono stati costretti a fuggire dalle loro case.

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio. A dicembre 2020, sono previste nuove elezioni presidenziali.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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