Lo Sri Lanka un anno dopo gli attentati di Pasqua

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 18:02 in Asia Sri Lanka

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Le campane delle chiese hanno suonato in tutto lo Sri Lanka, dove vivono 21 milioni di persone, martedì 21 aprile, alle 8:40, ora locale, per ricordare le vittime dell’attacco terroristico che ha colpito 6 chiese e hotel, uccidendo 265 persone. 

La cerimonia di commemorazione, osservata dagli abitanti dello Sri Lanka nelle loro case, è una versione semplificata di un evento più elaborato che è stato cancellato a causa della pandemia di coronavirus. L’isola, al momento, rimane sotto un coprifuoco indefinito imposto per ridurre i contagi. Alle 8.45, nel momento in cui era esplosa la bomba al Santuario di Sant’Antonio il 21 aprile 2019, sono stati osservati 2 minuti di silenzio, per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita in tutta l’isola quel giorno.

La domenica di Pasqua del 2020, il cardinale Malcolm Ranjith, capo della chiesa cattolica romana nello Sri Lanka, ha affermato che la chiesa ha “perdonato” gli aggressori per le loro azioni, una dichiarazione che ha incontrato una reazione mista tra i familiari delle vittime. “L’anno scorso, alcuni giovani fuorviati ci hanno attaccato e noi come umani avremmo potuto dare una risposta umana ed egoista”, ha dichiarato Ranjith. “Abbiamo pensato alle parole di Cristo e li abbiamo amati, le abbiamo perdonati e abbiamo avuto pietà di loro”. Quasi 200 sospetti sono stati arrestati dal Dipartimento per le Indagini Penali e dalla Divisione per le Indagini Terroristiche a seguito degli attacchi, ma non sono state ancora presentate accuse formali e non sono stati avviati procedimenti giudiziari. Il portavoce della polizia nazionale, Jaliya Senaratne, ha reso noto che le autorità “prevedono di adottare diverse misure di successo in futuro per concludere presto questa indagine”.

Una serie di 6 deflagrazioni aveva colpito, domenica 21 aprile, 3 chiese e 3 alberghi di lusso dello Sri Lanka, causando la morte di almeno 253 persone e il ferimento di oltre 500, interrompendo il periodo di relativa calma di cui il Paese godeva da un decennio, dalla fine della guerra civile. Il 23 aprile, il ministro della Difesa dello Sri Lanka aveva dichiarato che gli attentati della domenica di Pasqua erano stati ideati come una vendetta contro l’attacco alle moschee in Nuova Zelanda. Da parte sua, l’ISIS aveva rivendicato l’attacco, dichiarando che gli attentati di Pasqua in Sri Lanka fossero stati messi in atto “dai combattenti dello Stato Islamico”. Secondo le autorità dello Colombo i responsabili delle azioni sarebbero due organizzazioni islamiste locali, ovvero National Thawheeth Jama’ath (NTJ) e Jammiyathul Millathu Ibrahim (JMI).

Il National Thowheeth Jama’ath è una piccola organizzazione musulmana estremista, formatasi tre anni fa nell’Est dello Sri Lanka, lontano dalle zone più cosmopolite del Paese. L’obiettivo di NTJ, ha spiegato Anne Speckhard, direttrice dell’International Center for the Study of Violent Extremism, è quello di diffondere il jihadismo globale in Sri Lanka per accrescere l’odio e le divisioni settarie. Il loro terrorismo, dunque, non è di matrice separatista o nazionalista, ma di matrice religiosa. Secondo gli esperti, NTJ è formato per la maggior parte da giovani musulmani appena diplomati presso scuole islamiche.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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