La Mauritania dichiara di aver “sconfitto” il coronavirus

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 17:32 in Africa Mauritania

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Le autorità della Mauritania hanno dichiarato che il Paese non ha più alcun caso attivo di coronavirus dopo che tutti e 6 i pazienti infetti sono risultati negativi ai test successivi. In generale, sono ancora pochi i Paesi africani con un così basso tasso di infezione. Tra questi ci sono Burundi, Sud Sudan, Sao Tome e Principe che oscillano tra i 4 e i 5 casi. Ancora privi di casi ufficiali risultano invece il Lesotho e Comoros.

La Mauritania ha assicurato che sta continuando ad effettuare test dal 13 marzo, quando è stato registrato il primo caso nel Paese. Le autorità stanno attualmente imponendo un coprifuoco come parte delle misure introdotte per contenere la diffusione del virus.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. Le persone contagiate hanno superato quota 23.500, mentre le vittime sono circa 1.160 e i guariti più di 6.116. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 3.046 casi, l’Algeria 2.718, la Tunisia 884, l’Egitto 3.333 e la Libia 51. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 377 in Senegal, 10 in Gambia, 622 in Guinea, 50 in Guinea-Bissau, 246 in Mali, 581 in Burkina Faso, 67 a Capo Verde, 99 in Liberia, 879 in Costa d’Avorio, 1.042 in Ghana, 84 in Togo, 54 in Benin, 665 in Nigeria, 1.163 in Camerun, 79 in Guinea Equatoriale, 120 in Gabon, 160 in Repubblica del Congo, 12 in Repubblica Centrafricana, 350 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 3.300 in Sudafrica, 24 in Eswatini, 65 in Zambia, 147 in Ruanda, 5 in Burundi, 170 in Tanzania, 281 in Kenya, 237 in Somalia, 111 in Etiopia, 846 in Gibuti, 107 in Sudan, 4 in Sud Sudan, 328 nelle Mauritius, 121 in Madagascar, 33 in Ciad, 655 in Niger, 24 in Angola, 25 in Zimbabwe, 39 in Mozambico, 56 in Uganda, 39 in Eritrea, 43 in Sierra Leone, 20 in Botswana, 17 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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