Kosovo: Kurti denuncia l’interferenza di Washington

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 12:03 in Kosovo USA e Canada

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Il premier sfiduciato del Kosovo, Albin Kurti, ha accusato il direttore dell’Intelligence degli Stati Uniti, nonché inviato della Casa Bianca per il dialogo tra Pristina e Belgrado, Richard Grenell, di interferire negli affari interni del Paese. 

È quanto rivelato, lunedì 20 aprile, dal Guardian, il quale ha altresì specificato che le accuse di Kurti fanno riferimento all’interferenza di Grenell nello scioglimento del governo di Pristinasfiduciato lo scorso 25 marzo, con l’obiettivo di ottenere una vittoria politica utile per Trump in vista delle prossime elezioni presidenziali. 

Nello specifico, secondo Kurti, la crisi di governo rientrava negli affari interni del suo Paese, ma Grenell è stato direttamente responsabile del voto che ha portato allo scioglimento dell’esecutivo di Pristina. In particolare, il premier ad interim del Kosovo ha dichiarato che il suo esecutivo “non è stato rovesciato per alcun motivo se non per l’urgenza di Grenell di ottenere la firma di un accordo con la Serbia”. Ciò, secondo Kurti, deriva dal fatto che in realtà l’inviato della Casa Bianca necessiti velocemente un accordo per dimostrare che gli Stati Uniti sono in grado di risolvere le crisi tra Paesi senza intervenire militarmente e questo, ha sottolineato il premier di Pristina, può essere pubblicizzato come un successo nel corso della campagna elettorale. In sintesi, secondo KurtiGrenell non è interessato al vero contenuto dell’accordo, ma soltanto alla sua firma, la quale dovrà avvenire il prima possibile. 

Tale tesi trova riscontro in quanto sostenuto da alcuni esperti, tra cui un analista in difesa e politica estera del Cato Institute, Ted Galen Carpenter, il quale aveva evidenziato in precedenza la necessità per Trump di ottenere un accordo tra il Kosovo e la Serbia ora che le prospettive di un’intesa di pace con la Corea del Nord sono scemate. In tale contesto, la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi balcanici rappresenterebbe un successo in materia di politica estera degli Stati Uniti. 

La rilevanza di tale prospettiva per Trump era stata evidenziata anche dal Foreign Policy, il quale aveva tuttavia riportato che la strategia adottata dalla Casa Bianca è stata criticata anche internamente, soprattutto da parte dei democratici della Camera e del Senato, i quali avevano, lunedì 13 aprile, scritto una lettera al segretario di Stato di Washington, Mike Pompeo, accusando l’Amministrazione Trump di aver adottato una posizione eccessivamente autoritaria. In aggiunta, i Democratici statunitensi avevano dichiarato di ritenere eccessive le preoccupazioni in merito alla campagna portata avanti dalla Serbia sul ritiro del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, accusando inoltre la Casa Bianca di non aver condannato l’acquisto di armamenti russi da parte di Belgrado.  

In aggiunta, Kurti, sottolinea il Foreign Policy, non aveva un buon rapporto con Grenell, il quale criticava il rifiuto del premier sfiduciato di Pristina di rimuovere totalmente i dazi sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, causa di stallo delle relazioni con Belgrado. Da parte sua, secondo quanto sottolineato dal professore di sociologia politica e culturale dell’Università di Londra, Eric GordyKurti stesso si è mostrato determinato a non rendere la sua agenda soggetta alle direzioni imposte da Washington e si è rivelato contrario a ogni piano di ridefinizione dei confini con Belgrado che, secondo i funzionari di Pristina, rappresenta l’unico modo per raggiungere l’accordo con la Serbia in tempi brevi. 

Tuttavia, sottolinea Gordy, non occorre dimenticare il ruolo di Grenell, che oltre a essere l’Inviato speciale della Casa Bianca per la normalizzazione delle relazioni tra il Kosovo e la Serbia è anche un fedele di Trump, nonché ambasciatore in Germania e direttore in carica dell’Intelligence statunitense. Ciò, sottolinea il Foreign Policy, si rivela cruciale, vista la recente tendenza degli Stati Uniti a respingere alleati storici e diplomatici di esperienza e dare ruoli in prima linea a attori politici fedeli, dando così priorità al raggiungimento di un accordo, anziché alla diplomazia.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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