Coronavirus: Zimbabwe estende il blocco nazionale e riavvia l’economia

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 11:55 in Africa Zimbabwe

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Il governo dello Zimbabwe ha esteso, il 19 aprile, il blocco nazionale istituito per contenere la diffusione del coronavirus per altre due settimane. Nello specifico, il presidente Emmerson Mnangagwa ha dichiarato che il Paese non è ancora nelle condizioni di eliminare le misure di emergenza, in vigore dal 20 marzo, ma che il governo sta lavorando per riavviare l’economia in base alle regole stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalle autorità sanitarie pubbliche.

Tale annuncio è avvenuto dopo che, il 14 aprile, il presidente dello Zimbabwe aveva minacciato di punire con 20 anni di prigione l’autore di una dichiarazione, che portava la sua firma, in cui veniva annunciata l’estensione del blocco. Durante un’intervista all’emittente di Stato ZBC, Mnangagwa aveva affermato che tale notizia, immediatamente smentita dal governo, era falsa. 

Attualmente, lo Zimbabwe ha registrato 25 casi di coronavirus e 3 decessi, ma gli operatori sanitari hanno espresso il timore che molte infezioni potrebbero sfuggire al conteggio totale a causa del limitato numero di test. La mancanza di attrezzature mediche e infrastrutture fondamentali complica ulteriormente la situazione del settore sanitario, già danneggiato da anni di finanziamenti insufficienti e tagli alla spesa medica.

Mnangagwa ha altresì riferito che il governo ha permesso alle società minerarie, la principale fonte di reddito estero del Paese, di riprendere le operazioni complete, mentre il settore manifatturiero sarà soggetto ad alcune limitazioni, che verranno monitorate da ispettori. Tra le società minerarie che operano in Zimbabwe figurano soprattutto le attività locali di Impala Platinum Holdings e di Anglo American Platinum.

Il blocco ha confinato la maggior parte delle persone nelle proprie abitazioni ma, nelle città più povere, la popolazione continua ad affollare le strade alla ricerca di prodotti di prima necessità, provocando lunghe file nei negozi. Nella capitale Harare, i funzionari del consiglio comunale, con l’aiuto della polizia e dei soldati, hanno smantellato le bancarelle del mercato illegale usate dai commercianti non autorizzati. Tale azione è stata fortemente criticata dai cittadini dello Zimbabwe, dove più dell’80% della popolazione non ha un lavoro regolare e si affida all’economia informale per guadagnarsi da vivere.

In tale quadro, il portavoce della polizia nazionale, Paul Nyathi, ha reso noto che oltre 5.000 persone sono state arrestate per aver lasciato le proprie case senza permesso. Mentre Nyathi ha negato di aver ricevuto denunce ufficiali di abusi da parte delle forze dell’ordine, il gruppo degli Avvocati per la difesa dei diritti umani dello Zimbabwe (ZLHR) ha denunciato che le nuove misure di contenimento hanno comportato un aumento della violenza contro i residenti accusati di non rispettare il blocco.

Come parte delle misure per contenere la diffusione del coronavirus, lo scorso 17 marzo il governo ha dichiarato lo stato di disastro nazionale, nonostante il Paese africano non avesse ancora registrato alcun contagio. Parallelamente, Mnangagwa ha applicato restrizioni di viaggio sia a livello internazionale sia a livello locale, e ha vietato tutti i raduni pubblici superiori a 100 persone per 60 giorni, incluso cerimonie religiose, matrimoni, funerali e tutte le manifestazioni sportive internazionali. In aggiunta, tra gli eventi sospesi figurano la Zimbabwe International Trade Fair, fissata dal 21 al 25 aprile e le celebrazioni per i quarant’anni di indipendenza del Paese, previsti il 18 aprile.

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Mariela Langone

di Redazione

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