Coronavirus: sciopero della fame contro la quarantena, governo bosniaco cede

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 17:44 in Balcani Europa

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Un gruppo di cittadini bosniaci, in quarantena per più di due settimane in una residenza per studenti a Sarajevo, ha avviato uno sciopero della fame contro le misure imposte dal governo che, il giorno successivo, ha ceduto alle richieste dei manifestanti. 

Lo sciopero della fame, rivela Reuters, era stato indetto lunedì 20 aprile da parte di almeno 50 delle circa 80 persone confinate all’interno della residenza per studenti di Sarajevo. Nel corso delle proteste, la polizia e i vigili del fuoco della Bosnia erano dovuti intervenire per fermare una donna che aveva minacciato di darsi fuoco e di gettarsi da una finestra della residenza.  

Tra i principali motivi della protesta, aggiunge il sito di informazione, vi erano le denunce dei manifestanti in merito al mancato svolgimento dei tamponi sulla maggior parte dei cittadini confinati nella residenza e, per chi era riuscito a sottoporsi al test diagnostico, la mancata consegna dei risultati. In aggiunta, rivela Reuters, i manifestanti denunciavano anche di non essere riusciti a ottenere dalle autorità le medicine che avevano in precedenza richiesto per il trattamento di patologie pregresse.   

Nella stessa giornata, anche a Zenica, nel centro del Paese, erano scoppiate le proteste in un albergo, dove erano stati confinati e messi in quarantena oltre 80 cittadini. Anche in questo caso, i manifestanti protestavano per via del mancato svolgimento dei tamponi, chiedendo di essere rilasciati in caso di esito negativo. 

In tale contesto, il giorno successivo, il governo di Sarajevo ha consentito il rilascio dei 50 manifestanti di Sarajevo, ai quali è stato concesso di continuare la quarantena all’interno delle proprie dimore. Nel frattempo, gli altri rimarranno nella struttura. 

La decisione, in aggiunta, non ha coinvolto anche i manifestanti di Zenica, ai quali si sono nel frattempo aggiunti anche altri cittadini, confinati in strutture a Doboj e Maglaj. 

In Bosnia, rivela Reuters, le autorità hanno predisposto il confinamento e l’isolamento per 28 giorni dei cittadini che rientrano dall’estero. Nella porzione della repubblica serba, i cittadini possono, dopo due settimane dal loro rientro, continuare la quarantena nelle proprie abitazioni, in caso di assenza di sintomi sospetti. Tuttavia, nella porzione bosniaco-croata, i cittadini sono confinati in strutture pubbliche per tutta la durata dell’isolamento.  

A tale riguardo, la responsabile dell’unità di crisi di Sarajevo, Aida Pilav, ha specificato che le disposizioni in materia di isolamento e di quarantena sono state decise dal Ministero della Salute della Bosnia, ma di ritenere al tempo stesso che, come consigliato dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute, il confinamento può essere ridotto a 14 giorni.  

Attualmente, secondo i dati diffusi da Reuters, in Bosnia il coronavirus è stato rilevato su 1.342 pazienti, 51 dei quali hanno nel frattempo perso la vita. Tuttavia, il sito di informazione sottolinea che anche da prima della pandemia, il sistema sanitario del Paese risulta compromesso, data la fuga di medici e infermieri dal Paese, in cerca di una migliore sistemazione nei Paesi dell’Europa occidentale. Da ciò derivano le paure delle autorità bosniache in merito alla possibilità che presto il personale a disposizione non basterà ad affrontare l’emergenza da coronavirus. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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