Coronavirus: il dramma dell’Ecuador

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 12:34 in America Latina Ecuador

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L’orizzonte del coronavirus in Ecuador è “terrificante” secondo le autorità del Paese e la sua dimensione reale dipende dal bilancio delle vittime con cui si misura l’impatto dell’epidemia. Ce ne sono tre. Tutti e tre sono ufficiali e tutti e tre sono stati resi pubblici dalle autorità. Il primo, il più basso, registra solo le morti di persone cui è stato effettuato un test covid-19 mentre erano in vita e si sono dimostrate positive. In altre parole, i casi confermati. Sabato 18 aprile erano 456 saliti a 507 oggi, 21 aprile. Il secondo riporta più del doppio del primo perché aggiunge ai sospetti, coloro che sono morti senza diagnosi ma erano considerati possibili positivi, sono deceduti prima di poter effettuare le prove. Tra confermati e probabili, hanno aggiunto questo fine settimana 1.187. Il terzo numero è “allarmante”, secondo le parole del ministro dell’interno ecuadoriano, María Paula Romo. È il totale dei certificati di morte registrati nel Registro Civile tra marzo e aprile: in tutto il Paese raggiungono i 16.781 e nella sola provincia di Guayas, la principale fonte di contagio per il virus è 10.939.

Quest’ultima statistica è stata pubblicata un mese e mezzo dopo aver confermato il primo caso di coronavirus nel territorio ecuadoriano con l’arrivo di una donna da Madrid, che è stata anche la prima vittima nel paese andino. Questa cifra di 16.781 decessi registrati nei 31 giorni di marzo e nei primi 15 aprile non è suddivisa per cause della morte, nonostante la registrazione della morte indichi tali informazioni. Pertanto, è il numero totale di decessi nel paese. Le autorità sono preoccupate di quanto sia insolitamente alta, specialmente nella provincia costiera il cui capoluogo è Guayaquil, la “Wuhan latinoamericana” che ha avuto una crisi durante le prime settimane a causa dell’incapacità delle autorità di raccogliere i cadaveri di coloro che sono morti nelle loro case senza assistenza medica in tempi ragionevoli.

“Cosa cambia tra gennaio-febbraio e marzo-aprile? Ovviamente, è l’arrivo del covid-19, cui molte di queste morti potrebbero essere attribuite. Si può confermare? Non può essere fatto in senso stretto, ma ovviamente fa parte del contagio” – ha spiegato il ministro Romo in una conferenza stampa virtuale. Cioè, non si può dire ufficialmente che l’Ecuador ha avuto migliaia di morti a causa del coronavirus in un mese e mezzo, con giorni di punta come 1 e 4 aprile, con 614 e 634 morti, rispettivamente, ma le autorità riconoscono che questo incremento del 152% dei decessi a marzo e del 299% nella prima metà di aprile rispetto ai decessi di febbraio è direttamente correlato all’epidemia. La cosa normale è che la provincia di Guayas registri quasi 2000 morti ogni mese. A gennaio, per esempio, ne ha registrati 1.943 e in febbraio 1.679. L’anno scorso, a marzo, 1.909, e ad aprile, 1.862. Nel contesto creato dalla pandemia, i morti sono stati 4.236 a marzo e già 6.703 nella prima metà di aprile. Secondo questi dati quasi 8.000 decessi sono da attribuire al coronavirus.

Contrariamente a quanto accade nella provincia di Guayas, il resto delle province del paese – inclusa la capitale Quito – hanno registrato il 18,5% in meno di morti a marzo e il 45% in meno nella prima metà di aprile, rispetto a febbraio. I dati si spiegano con il coprifuoco e con un ordine di isolamento nazionale che hanno rallentato i decessi per altre cause come la violenza o gli incidenti stradali.

Il presidente Lenín Moreno aveva affermato il 2 aprile scorso che le cifre avrebbero dovuto essere di pubblico dominio per conoscere le dimensioni dell’epidemia nel paese “per quanto dolorose”. In quella data, le statistiche del Registro civile non erano ancora state pubblicate e l’Ecuador gestiva solo con un bollettino quotidiano che, anche un giorno dopo l’ordine presidenziale, si limitava a fornire il numero di decessi a causa di una diagnosi confermata di coronavirus (145) e di sospetti (101). Quel 2 aprile, secondo i dati ora pubblicato, ci furono in realtà 566 morti nella sola provincia di Guayas .Le uniche indicazioni ufficiali che indicavano un tasso di mortalità molto più alto di quello ufficiale erano due annunci delle autorità locali quella stessa settimana: il governatore di Guayas, Pedro Pablo Duart, chiese al governo un coprifuoco totale per la provincia – che non è stato accolto- e il sindaco di Guayaquil, Cynthia Viteri, iniziò a ripulire due terreni per espandere lo spazio dei cimiteri della città con una capacità di 12.000 tombe.

Il dramma causato dal coronavirus nel Paese sudamericano si spiega anche con il numero dei tamponi. Le autorità hanno ammesso di non averne a sufficienza fin dall’inizio dell’epidemia, ciò ha generato una sottostima in tutte le misurazioni. Secondo i dati di sabato 18 aprile, l’Ecuador ha prelevato quasi 33.000 campioni e riporta oltre 10.000 casi di positività, poco più di 9.000 casi di negatività e circa 14.000 in attesa di responso. Con una popolazione simile, tra 17 e 18 milioni di abitanti, il Cile ha effettuato il quadruplo dei tamponi, ha registrato lo stesso caso di contagiati ufficiali (poco più di 10.000) e un quinto delle morti “sicure” 139 in Cile contro 507 in Ecuador.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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