Cile: “tessera del guarito” per chi supera il coronavirus

Pubblicato il 21 aprile 2020 alle 10:19 in America Latina Cile

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Il Cile ha deciso di consegnare una tessera per coloro che sono guariti da covid-19, finora 4.676 persone in tutto il Paese, il 44,5% delle infezioni confermate (per un totale di 10.507). Con 139 morti e a poche settimane dal picco della pandemia, previsto per fine aprile o inizio maggio, il governo ha annunciato che la misura inizierà ad applicarsi questa settimana. La “tessera del guarito” ha generato polemiche nel paese sudamericano, proprio a causa dei dubbi che esistono sul tempo in cui un paziente che ha superato il coronavirus sia immune alla malattia.

Il ministro della sanità dell’esecutivo di Sebastián Piñera, Jaime Mañalich, ha spiegato che il governo intende che “questa carta di dimissione del coronavirus è semplicemente una testimonianza che la persona ha completato il periodo di quarantena e isolamento e che la cosa più probabile, dal punto di vista epidemiologico, è che non rappresenti un rischio”.

Le autorità sanitarie hanno indicato che “l’evidenza indiretta” a loro disposizione è che “l’immunità dura almeno tre mesi”. “Ma dura un anno, due anni, per sempre? Non lo sappiamo” – ha detto Mañalich parlando in televisione domenica 19 aprile. “L’idea della tessera di immunità, come la chiamano in altri paesi, ovviamente non è la nostra. Viene da Spagna, Italia, Francia e Germania” – secondo il ministro. In Spagna, comunità autonome come la Catalogna e la Castiglia e León stanno prendendo in considerazione questa misura, che è stata contestata da esperti in sanità pubblica e dal Ministero della Salute stesso. “Se il rischio di una persona guarita di ammalarsi di nuovo è inferiore al 5% – cosa che sono sicuro che sia vera- per noi è sufficiente. Perché il rischio che questa persona infetti e produca una nuova epidemia è praticamente zero” – ha aggiunto il ministro cileno.

Il sottosegretario alla sanità pubblica, Paula Daza, ha indicato ieri che il Ministero della salute sta lavorando ai dettagli del software per implementare la tessera covid-19 “nei prossimi giorni” e che in una prima fase si concentrerà su coloro che hanno superato la malattia e hanno completato i 14 giorni di quarantena. “In questo modo, avranno un certificato che attesta che sono persone recuperate.”

In Cile, a differenza di altri paesi della regione, non è stata applicata la quarantena totale, né nelle regioni né a livello nazionale, nonostante le pressioni delle autorità locali. Il governo ha iniziato nelle ultime ore a prendere determinate decisioni al fine di riattivare il Paese, in quella che lo stesso presidente Piñera ha definito “una nuova normalità”.

Considerando che la popolazione dovrà imparare a convivere con il coronavirus in attesa di un vaccino, secondo quanto spiegato dalle autorità, l’esecutivo ha deciso che i funzionari “ritornino gradualmente nei luoghi di lavoro” tra aprile e maggio, a scaglioni ed escludendo i lavoratori vulnerabili (gli ultrasettantenni, i malati cronici o le donne gravidanza). L’Amministrazione, a sua volta, ha pubblicato le istruzioni per la riapertura di servizi non essenziali, il che consentirebbe a negozi e centri commerciali di riaprire.

Il primo caso di coronavirus in Cile è stato registrato il 3 marzo. Al di là dell’istituzione dello stato di calamità, del coprifuoco, della sospensione delle lezioni, della chiusura dei servizi commerciali e delle restrizioni alla mobilitazione, la strategia si è concentrata principalmente su due aspetti: lo svolgimento di un gran numero di test, 118.827, più di qualunque altro paese dell’America Latina, e quarantene “selettive e dinamiche” solo in alcuni comuni del Paese, stabiliti in base al numero di infezioni. Il tasso di mortalità rimane stabile intorno all’1,3% e il numero di nuove infezioni al giorno ha mantenuto un aumento non esponenziale (419 casi, secondo l’ultimo rapporto).

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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