Ungheria: intelligence militare segnala rischi di bioterrorismo

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 17:42 in Europa Ungheria

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Il capo dell’intelligence militare dell’Ungheria, il generale Janos Beres, ha segnalato alla commissione parlamentare Affari Esteri di Budapest i principali rischi in materia di sicurezza legati al coronavirus. 

Nello specifico, l’agenzia stampa ungherese MTI, ripresa da Hungary Today, ha reso noto che nel corso della sua audizione di fronte alla commissione Affari Esteri, Beres ha rivelato che il principale compito dell’intelligencungherese al momento è il monitoraggio del coronavirus e l’identificazione di possibili scenari futuri. Ciò, ha spiegato il generale, comporta anche una analisi dei possibili effetti del virus sul contesto securitario internazionale 

In linea con ciò, Beres ha annunciato che l’intelligence militare dell’Ungheria ha ricevuto da diversi Paesi alcuni report che segnalano una limitata emergenza del fenomeno del bioterrorismo. In particolare, rende noto l’agenzia stampa, lo Stato Islamico e altre organizzazioni terroristiche hanno chiesto ai propri seguaci di diffondere il coronavirus e i primi segnali di ciò sono già emersi in Paesi come l’India, l’Egitto e gli Stati Uniti. 

In aggiunta, Beres ha reso noto di aver registrato un aumento dei reati cibernetici, citando come esempio la diffusione di fake news, e dell’influenza delle reti di criminalità organizzata, le quali stanno incrementando le proprie attività in Italia, in Nigeria e nella regione balcanica. 

Per quanto riguarda i possibili scenari futuri, il capo dell’intelligence militare ungherese ha anche dichiarato che l’Europa dovrà tenersi pronta al possibile aumento delle pressioni migratorie ai propri confini, dove potrà giungere un numero maggiore di migranti dal Medio Oriente e dall’Africa a causa delle misure che i Paesi di tali regioni hanno adottato per far fronte all’emergenza sanitaria. 

Nel frattempo, ha reso noto Beres, è stata registrata una diminuzione dell’intensità dei conflitti in teatri di crisi come l’Iraq, la Siria e l’Afghanistan, sebbene, secondo il capo dell’intelligence militare ungherese, sia prevedibile una nuova escalation di tensioni non appena si ridimensionerà la diffusione della pandemia.  

In tale contesto, e date le paure in merito al contagio, il capo dell’intelligence militare di Budapest ha riconosciuto che alcuni Paesi hanno interrotto le proprie missioni all’estero, come dimostrato con i ritiri delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan e dai report sui contagi da coronavirus in Mali. Allo stesso tempo, anche le aziende del settore della difesa hanno sospeso le loro usuali attività, talvolta dirigendosi talvolta verso la produzione dei dispositivi di protezione individuali necessari a contrastare la diffusione del coronavirus. 

Da parte sua, stando a quanto annunciato, l’Ungheria non prevede al momento di ritirare le proprie truppe, né di interrompere le proprie operazioni all’estero, le quali sono undici, secondo i dati presentati alla commissione Affari Esteri del Parlamento di Budapest, e coinvolgono circa 1.200 militari. 

In tutti i teatri operativi, ha aggiunto il capo di Stato maggiore dell’Esercito, Ferenc Korom, è stato incrementato il personale sanitario e sono stati adottati i necessari protocolli di prevenzione. Ad esempio, ha ricordato Beres, Budapest ha predisposto il rimpatrio di alcuni dei propri militari che prestavano servizio in Bosnia per la missione EUFOR in seguito all’annuncio dei primi contagi. In maniera simile, altri 15 militari sono stati rimpatriati dal Mali. 

Per quanto riguarda la salute dei propri soldati, Korom ha rivelato di aver effettato circa 1.500 tamponi e, sebbene non abbia reso noto i dati nello specifico, ha annunciato che i test positivi risultano essere meno di 10. 

Infine, Korom ha ricordato il ruolo del centro di eccellenza della NATO per la Medicina militare, la cui sede è a Budapest, nel contrasto alla diffusione della pandemia. Nello specifico, il Capo di Stato maggiore ha dichiarato che spetta al centro di Eccellenza coordinare lo scambio di informazioni tra gli Alleati. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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