L’Etiopia pianifica il ricollocamento di rifugiati eritrei nel mezzo dell’epidemia

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 14:05 in Eritrea Etiopia Immigrazione

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L’Etiopia sta intensificando i preparativi per disporre la chiusura di un centro di accoglienza per i rifugiati eritrei, nonostante le preoccupazioni dei residenti e delle organizzazioni umanitarie che invitano a fermare il ricollocamento per paura del coronavirus. Abitato da circa 26.000 persone, di cui 1.600 minori, Hitsats è uno dei quattro campi profughi della regione settentrionale del Tigray, dove sono stati accolti almeno 100.000 rifugiati eritrei, secondo i dati dellUNHCR.

A inizio aprile, l’Agenzia dell’Etiopia per gli affari dei rifugiati e i rimpatriati (ARRA) aveva annunciato ai residenti del campo di Hitsats che il governo federale aveva deciso di trasferirli nei campi di Mai Aini e Adi Harush o direttamente nelle città. Il piano deve ancora essere eseguito a causa dello scoppio della pandemia di coronavirus, ma i funzionari affermano che i preparativi stanno procedendo comunque. “Siamo pronti ad iniziare il trasferimento in qualsiasi momento”, ha riferito ad Al Jazeera Eyob Awoke, vicedirettore generale dell’ARRA. “I fattori esterni ci stanno ostacolando”, ha aggiunto Eyob, chiarendo: “Possiamo tuttavia iniziare già con piccoli gruppi di persone”. Il vicedirettore ha sottolineato che nel campo i rifugiati soffrono per la carenza di acqua, beni essenziali e accesso allelettricità e ha specificato che il ricollocamento serve principalmente a garantire un uso efficiente ed efficace delle risorse disponibili. Tuttavia, il calendario e le misure per la chiusura del centro non sono condivise dall’UNHCR e da altri partner.

In una dichiarazione inviata ad Al Jazeera, l’UNHCR ha esortato il governo a sospendere per il momento qualsiasi ricollocamento, affermando che rischia di rendere i rifugiati vulnerabili al COVID-19. “Qualsiasi movimento su larga scala esporrà i rifugiati al rischio di contagio da coronavirus”, ha dichiarato l’agenzia. L’ARRA, dal canto suo, ha assicurato che il trasferimento dei rifugiati sarà effettuato in modo coordinato e sicuro. Ad oggi, l’Etiopia ha confermato 108 casi di coronavirus, inclusi tre decessi.

In una lettera inviata alle Nazioni Unite alla fine di marzo, i rifugiati del campo di Hitsats avevano espresso anche loro profonda preoccupazione in merito alla prospettiva di unimminente chiusura del campo. “Viviamo con la paura e siamo in un serio stato di stress psicologico. Abbiamo bisogno di protezione”, si legge nella lettera inviata allONU. Ci sentiamo minacciati. Ci hanno detto che se decidessimo di rimanere, perderemmo qualsiasi tipo di sostegno, ha riferito ad Al Jazeera un rifugiato che vive nel campo di Hitsats.

In una lettera del 9 aprile 2020, l’ARRA aveva comunicato a tutti i partner umanitari che ai nuovi arrivati eritrei non sarebbe più stato concesso lo status di rifugiato “prima facie”, una netta presa di posizione contro la tradizionale politica di concessione automatica del diritto di rimanere offerto a tutti i richiedenti asilo eritrei. “Restringeremo i criteri per l’accettazione delle domande di asilo dallEritrea. I richiedenti devono dimostrare una paura personale di persecuzione basata su azioni o partecipazione ad associazioni politiche o religiose o posizioni militari”, ha chiarito Eyob. “Oggi la situazione non è come prima, molte persone vengono in Etiopia e poi tornano in Eritrea”, ha aggiunto.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha innescato un riavvicinamento storico con l’Eritrea subito dopo la sua entrata in carica, nell’aprile 2018, ripristinando i legami che erano stati congelati dopo una guerra di frontiera avvenuta tra il 1998 e il 2000. I suoi sforzi nel porre fine a due decenni di ostilità sono stati citati come uno dei motivi principali per l’assegnazione del Premio Nobel per la pace, nel 2019. Il riavvicinamento, tuttavia, non ha ancora portato alla piena normalizzazione dei legami dei due vicini, mentre le speranze degli attivisti sulla possibilità che il processo di pace potesse favorire importanti riforme politiche in Eritrea sono state ampiamente disilluse. La coscrizione obbligatoria e universale è ancora un caposaldo del governo di Asmara e continuano le restrizioni alla libertà di stampa e alla libertà di espressione. “Non possiamo tornare in Eritrea”, ha detto ad Al Jazeera un rifugiato di Hitsats. “Per gli eritrei, fuggire è una delle uniche opzioni reali per sfuggire alla repressione del loro governo”, ha altresì sottolineato Laetitia Bader, ricercatrice senior presso la ONG Human Rights Watch.

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Chiara Gentili

di Redazione

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