L’Argentina ammette di non poter pagare il debito

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 8:20 in America Latina Argentina

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L’Argentina ha ammesso di non essere in grado di pagare il debito e ha annunciato una proposta per ridurlo.“Oggi l’ Argentina non può pagare nulla. Per alcuni anni non può pagare nulla” – ha detto senza mezzi termini il ministro dell’Economia Martín Guzmán parlando alla stampa con a fianco il presidente Alberto Fernández, la vicepresidente Cristina Kirchner e quasi tutti governatori delle 24 provincie del paese, oltre al presidente della Camera dei deputati.

Da parte dei creditori, l’offerta potrebbe essere classificata come “ostile”, poiché si propone di non pagare fino al 2023 e di tagliare 37,9 miliardi di dollari non riuscendo a pagare il 62% degli interessi, più altri 3,6 miliardi di dollari di capitale, un 5,4%. In totale, l’Argentina propone di ritirare pagamenti per oltre 41,5 miliardi di dollari, poco più del 10% del suo prodotto interno lordo (PIL).

Il presidente Fernández ha definito la situazione come “default virtuale”, ovvero una sospensione dei pagamenti. L’attuale presidente era il capo di gabinetto nel 2003, quando Néstor Kirchner impose una significativa riduzione del debito verso i creditori. Quella attuale sarebbe la settima sospensione dei pagamenti dell’Argentina se il paese si dichiarasse insolvente per non aver raggiunto un accordo con i suoi creditori.

“Abbiamo deciso di fare la stessa cosa che abbiamo fatto con Néstor nel 2003, quando abbiamo assunto il governo e ereditato una situazione simile” – ha detto il presidente, che nel mezzo della crisi del coronavirus ha mobilitato le più alte autorità del paese per dare un immagine di unità davanti ai creditori.

“Il Fondo monetario internazionale ha dichiarato che il debito non è sostenibile in Argentina” – ha dichiarato Fernández, che ha spiegato ciò che considera in grado di affrontare il paese. “Il debito sostenibile, per noi, è pagare il debito senza aggravare la situazione di chi sta peggio”.

L’annuncio dell’Argentina arriva in un contesto di grande tensione. Il paese è in quarantena totale da un mes , l’industria è paralizzata e i mercati finanziari mostrano un crescente nervosismo: il rischio paese si sposta di circa 4.000 punti, quando a dicembre era già alto, essendo vicino a 900 punti, e il peso è stato fortemente svalutato questa settimana nel mercato libero.

Una differenza importante rispetto al precedente default, del 2001-03, è che questa volta Buenos Aires ha il sostegno del Fondo monetario internazionale (FMI), storicamente visto come un nemico da una percentuale significativa di argentini. La bulgara Kristalina Georgieva, successore di Christine Lagarde a capo del FMI, mercoledì 15 marzo ha lasciato intendere che avrebbe appoggiato il Paese sudamericano: “Allo stesso modo in cui il virus colpisce più duramente le persone con condizioni preesistenti, colpisce anche i paesi che soffrivano di problemi preesistenti più duramente. L’Argentina si è concentrata sull’affrontare questa crisi, il paese è in un momento in cui presenterà ai suoi creditori una proposta per la ristrutturazione del debito”.

Il ministro Guzmán, architetto del piano e tessitore del dialogo tra Buenos Aires e il FMI, ha assicurato che l’Argentina ha anche il sostegno del G-20, di cui fa parte, e dei paesi del G-7.

“Ciò che proponiamo è di cambiare la struttura delle obbligazioni, del debito che l’Argentina ha con un periodo di grazia di tre anni” – ha spiegato Guzmán. “L’Argentina inizierà a pagare nel 2023 con un tasso di interesse dello 0,5% e quei tassi continuerebbero a crescere, ma a un livello sostenibile. Il tasso medio che l’Argentina pagherebbe sarebbe del 2,33%”.

“Questa offerta ha una data di scadenza, circa venti giorni, è un periodo sufficiente per i nostri creditori per prendere decisioni. Ci saranno molte persone che giocano molto duramente, qui ci sono molti interessi in gioco. Le voci dei nostri creditori si faranno sentire. Questo è praticamente fondamentale per la ripresa e per garantire una crescita e uno sviluppo sani per la Repubblica argentina” – ha sottolineato il ministro, che hanno lasciato intendere che le prospettive di negoziazione sono molto dure: “La realtà è che non abbiamo raggiunto un’intesa con creditori su ciò che è sostenibile”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

 

 

di Redazione

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