Kosovo-Serbia: la posizione di Washington

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 13:10 in Kosovo USA e Canada

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L’inviato speciale della Casa Bianca per la normalizzazione dei rapporti tra il Kosovo e la Serbia, Richard Grenell, ha dichiarato che il dialogo potrà riprendere solo quando Pristina abbandonerà le misure di reciprocità introdotte al posto dei dazi sui beni provenienti da Skopje e da Belgrado. 

È quanto rivelato, nella serata del 19 aprile, dal Gazeta Express, il quale tuttavia ha reso noto che, secondo Grenell, ciò potrà avvenire anche nel corso della settimana corrente 

La speranza di Grenell in merito alla vicina rimozione delle misure di reciprocità deriva dalle dichiarazioni del presidente del Kosovo, Hashim Thaci, il quale ha annunciato di essere pronto, nei prossimi giorni, a dare il via agli ultimi step previsti dalla Costituzione per formare un governo legittimo e approvato dal Parlamento. La risolutezza di Thaci, secondo quanto spiegato dallo stesso Presidente, deriva dalla necessità di affrontare in modo efficace l’emergenza da coronavirus.  

In aggiunta, Thaci ha rivelato di essere convinto che i dazi e le misure di reciprocità debbano essere aboliti per rafforzare il sostegno nei confronti del Kosovo sia da parte degli Stati Uniti sia da parte dell’Europa. 

Ciò è in linea con quanto sostenuto da Grenell, il quale ha specificato che non appena saranno rimosse le limitazioni al commercio il dialogo dovrà riprendere. Per tale ragione, ha aggiunto l’inviato di Trump, sono già stati avviati i contatti sia con Pristina sia con Belgrado, le quali hanno confermato il proprio impegno ad avviare i lavori preparatori.  

La normalizzazione delle relazioni tra il Kosovo e la Serbia, secondo quanto evidenziato dal Foreign Policy, ha grande rilevanza per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale sta cercando di ottenere una vittoria in politica estera in prossimità delle elezioni presidenziali.  

Tuttavia, la strategia adottata dalla Casa Bianca è stata criticata internamente, soprattutto da parte dei democratici della Camera e del Senato, i quali avevano, lunedì 13 aprile, scritto una lettera al segretario di Stato di Washington, Mike Pompeo, accusando l’Amministrazione Trump di aver adottato una posizione eccessivamente autoritaria. In aggiunta, i Democratici statunitensi avevano dichiarato di ritenere eccessive le preoccupazioni in merito alla campagna portata avanti dalla Serbia sul ritiro del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, accusando inoltre la Casa Bianca di non aver condannato l’acquisto di armamenti russi da parte di Belgrado. 

In tale contesto, gli esperti sostengono che Trump stia cercando di ottenere un accordo a ogni costo, indipendentemente dalla tutela degli interessi del suo alleato fidato, il Kosovo. In aggiunta i funzionari di Pristina temono che per normalizzare i rapporti con la Serbia in tempi brevi sia necessario ridisegnare i confini tra i due Paesi, il che non rientra in quanto auspicato dal Kosovo. 

In aggiunta, a sostegno della tesi per cui la strategia adottata da Washington stia in realtà compromettendo la stabilità del Kosovo, gli esperti segnalano il ruolo svolto dal supporto degli Stati Uniti alla mozione di sfiducia presentata nei confronti dell’ormai premier sfiduciato, Albin Kurtiil cui governo si è sciolto lo scorso 25 marzo. 

Kurti, sottolinea il Foreign Policy, non aveva un buon rapporto con Grenell, il quale criticava il rifiuto del premier sfiduciato di Pristina di rimuovere totalmente i dazi sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, causa di stallo delle relazioni con Belgrado. Da parte sua, secondo quanto sottolineato dal professore di sociologia politica e culturale dell’Università di Londra, Eric GordyKurti stesso si è mostrato determinato a non rendere la sua agenda soggetta alle direzioni imposte da Washington e si è rivelato contrario a ogni piano di ridefinizione dei confini con Belgrado.  

Tuttavia, sottolinea Gordy, non occorre dimenticare il ruolo di Grenell, che oltre a essere l’Inviato speciale della Casa Bianca per la normalizzazione delle relazioni tra il Kosovo e la Serbia è anche un fedele di Trump, nonché ambasciatore in Germania e direttore in carica dell’Intelligence statunitense. Ciò, sottolinea il Foreign Policy, si rivela cruciale, vista la recente tendenza degli Stati Uniti a respingere alleati storici e diplomatici di esperienza e dare ruoli in prima linea a attori politici fedeli, dando così priorità al raggiungimento di un accordo, anziché alla diplomazia. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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