India: aumento dei casi, ma riaprono alcune aziende

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 19:45 in Asia India

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L’India ha registrato il più grande aumento di casi di coronavirus, il 20 aprile, da quando è iniziata la pandemia. Tuttavia, il governo ha alleggerito uno dei blocchi più rigidi del mondo per consentire la ripresa di alcune attività manifatturiere e agricole.

Ulteriori 1.553 casi sono stati segnalati in 24 ore, aumentando il totale nazionale ad oltre le 17.000. Almeno 543 persone sono morte per COVID-19, la malattia respiratoria causata dal virus e gli epidemiologi prevedono che il picco potrebbe non essere raggiunto prima di giugno. Il blocco a livello nazionale imposto il 24 marzo ha interrotto tutti i servizi tranne quelli essenziali, innescando un esodo di lavoratori migranti che sopravvivono con salari giornalieri. 

A partire dal 20 aprile, alcune industrie e l’agricoltura sono state autorizzate a riavviare il lavoro, nei casi in cui i proprietari potevano soddisfare le norme di allontanamento sociale e di igiene. Di conseguenza, ai lavoratori migranti era permesso di viaggiare all’interno degli Stati verso fabbriche, fattorie e altri luoghi di lavoro. “Nel caso in cui un gruppo di migranti desiderasse tornare a lavorare all’interno dello Stato in cui si trova attualmente, questi individui verranno sottoposti a screening”, ha riferito una lettera ai governi statali. 

Il blocco di 3 settimane della nazione di 1,3 miliardi di persone doveva concludersi a mezzanotte del 14 aprile, ma era stato prolungato, 14 aprile. “Dal punto di vista economico, abbiamo pagato un grande prezzo”, aveva affermato Modi in un discorso alla nazione. “Ma la vita del popolo indiano è molto più preziosa”, ha aggiunto. “Fino al 20 aprile, ogni stazione di polizia, ogni distretto, ogni Stato sarà monitorato attentamente per vedere se il blocco è stato seguito e se quella zona si è salvata dal virus”, aveva riferito ancora Modi. “Possiamo quindi decidere di limitare le restrizioni in quelle aree che hanno successo in questo test e che hanno contenuto con successo gli hotspot e ne hanno impedito di nuovi”, aveva aggiunto il premier. 

La situazione aveva creato tensioni tra le forze armate e la popolazione più povera del Paese. La polizia dell’India occidentale ha usato gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di lavoratori migranti che hanno sfidato il blocco imposto dal governo per combattere il coronavirus. Le forze dell’ordine hanno anche effettuato numerosi arresti, che hanno scatenato una crisi umanitaria, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters. Centinaia di migliaia di lavoratori migranti sono impiegati in grandi città come Nuova Delhi e Mumbai e, nonostante il blocco, tentano ogni giorno di recarsi a piedi nelle campagne. Molti hanno camminato per giorni per rientrare verso le abitazioni, alcuni con famiglie e bambini piccoli, su autostrade deserte con scarso accesso al cibo o all’acqua.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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