HRW accusa il Burkina Faso di uccisioni sommarie di civili

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 18:07 in Africa Burkina Faso

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LONG umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha accusato le forze di sicurezza del Burkina Faso di aver compiuto, a inizio aprile, esecuzioni sommarie su 31 civili disarmati, durante le operazioni contro gruppi di militanti islamisti. I corpi di alcuni uomini dell’etnia Fulani sono stati scoperti nella città settentrionale di Djibo, il 9 aprile, poco dopo essere stati arrestati dalle forze di sicurezza e portati via in un convoglio. Secondo le ricerche di Human Rights Watch, rese note lunedì 20 aprile, 17 testimoni sono a conoscenza della situazione e hanno rilevato alla ONG tutte le indiscrezioni in merito alla vicenda. Anche Amnesty International ha riferito di avere prove e testimonianze sui fatti di Djibo. Funzionari del governo burkinabè hanno tuttavia rifiutato di rispondere alle richieste di commenti.

“Apparentemente le forze di sicurezza del Burkina Faso hanno giustiziato 31 uomini in una cosiddetta operazione antiterrorismo che potrebbe equivalere ad un crimine di guerra e alimentare ulteriori atrocità”, ha affermato Corinne Dufka, direttore di Human Rights Watch per la regione del Sahel. “Il governo dovrebbe fermare l’abuso, indagare a fondo su questo terribile incidente e impegnarsi in una strategia antiterrorismo rispettosa dei diritti umani”, ha aggiunto Dufka nel rapporto.

Le autorità lottano da anni per contenere i gruppi jihadisti che, soprattutto nel Nord del Paese, alimentano i conflitti etnici associandosi ai pastori delletnia Fulani. Di conseguenza, i civili spesso si ritrovano coinvolti nelle rappresaglie dei soldati e delle forze di sicurezza, secondo quanto affermano le organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano afferma che, a partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Dal 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Nel mese di gennaio 2020, offensive separate hanno colpito diversi villaggi delle province settentrionali, provocando un alto numero di morti. In particolare, il 20 gennaio, un duplice attentato terroristico nella regione di Sanmatenga, ha causato la morte di 36 civili. L’episodio ha altresì costretto centinaia di persone ad abbandonare l’area e a cercare rifugio nella città di Kaya. Qualche giorno dopo, il 25 gennaio, almeno 39 civili sono rimasti uccisi nel Nord del Paese senza che alcun gruppo rivendicasse la responsabilità dell’attacco. 

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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