Coronavirus e immigrazione: l’UE esorta al rispetto del principio di non respingimento

Pubblicato il 20 aprile 2020 alle 16:57 in Europa Immigrazione

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La Commissione europea ha presentato le linee guida per l’attuazione delle regole europee sull’asilo e sulle procedure di rimpatrio dei migranti durante l’emergenza dovuta al coronavirus. Bruxelles ha sottolineato che il principio del non respingimento per chi cerca protezione internazionale continua a rimanere valido e che, dunque, le esenzioni dalle restrizioni ai viaggi da Paesi terzi valgono per le persone che presentano richieste di asilo o che si spostano per altri motivi umanitari.

Le linee guida, redatte con l’ausilio dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO), dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e in cooperazione con le autorità nazionali, prevedono, in particolare, che la registrazione e il trattamento delle domande di asilo proseguano senza ostacoli, nel rispetto delle condizioni di sicurezza stabilite dalle misure di contrasto al coronavirus, e che la quarantena e le misure di isolamento dei richiedenti asilo siano ragionevoli, proporzionate e non discriminatorie. Per quanto riguarda le disposizioni sul rimpatrio, le linee guida precisano che, malgrado le perturbazioni temporanee, occorre proseguire con i lavori in modo da essere pronti quando le operazioni riprenderanno. In questo momento, specifica il documento, occorre dare la precedenza ai rimpatri volontari, dal momento che, in genere, presentano un rischio minore in termini sanitari e di sicurezza.

Francia, Germania, Italia e Spagna stanno spingendo la Commissione europea a sostenere un “meccanismo di solidarietà per la ricerca e il salvataggio” dei migranti. È quanto si apprende da una lettera inviata all’Europa dai Ministeri dell’Interno dei 4 Paesi e di cui l’agenzia di stampa italiana ANSA ha preso visione domenica 19 aprile. La richiesta cerca di incoraggiare il rilancio di un sistema europeo comune di asilo fallito prima dell’estate. Oltre a chiedere l’elaborazione di un meccanismo solidale, la lettera prevede anche “una lista di clausole per dichiarare la non ammissibilità delle richieste di asilo nelle procedure alle frontiere esterne e un meccanismo vincolante per un’equa ridistribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati secondo criteri specifici”, specifica ANSA.

Il 7 aprile, l’Italia ha chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non possono essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma appena emanata, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

Sulla scia dell’Italia, il governo maltese ha approvato all’unanimità, l’11 aprile, una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. In una dichiarazione congiunta, 13 ONG impegnate nei salvataggi in mare hanno dichiarato di essere “scioccate” dall’annuncio di Malta. “È inaccettabile per Malta sfruttare la pandemia di COVID-19 per accantonare i suoi obblighi in materia di diritti umani e mettere in pericolo la vita di uomini, donne e bambini”, si legge nella nota. “Pur riconoscendo le sfide che Malta si ritrova ad affrontare, insistiamo sul fatto che i migranti non debbano essere sacrificati per il benessere della nazione. Le emergenze nazionali dovrebbero essere superate con solidarietà e compassione. Pertanto invitiamo Malta a garantire il salvataggio e lo sbarco delle persone sotto la sua responsabilità”, conclude la nota.

Nelle ultime settimane i territori libici hanno assistito ad una crescente escalation. La Libia funge da porta principale per i migranti africani che sperano di raggiungere l’Europa. Attualmente, ci sono quasi 700.000 migranti e rifugiati bloccati nel Paese nordafricano. Più di 16.700 persone sono morte attraversando il Mediterraneo dal 2015, di cui almeno 241 solo quest’anno. Più di 500 migranti sono partiti dalla Libia negli ultimi giorni, nel tentativo di raggiungere l’Europa, secondo l’IOM. Oltre a quelli intercettati e salvati, altri 67 migranti hanno raggiunto la scorsa settimana l’isola italiana di Lampedusa, dove sono entrati in una quarantena preventiva di due settimane a causa del COVID-19.

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Chiara Gentili

di Redazione

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