Nigeria: muore capo dello staff presidenziale, tensioni nel Nord-Est

Pubblicato il 18 aprile 2020 alle 19:30 in Africa Nigeria

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Abba Kyari, il capo dello staff del presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha perso la vita dopo aver contratto il coronavirus, il 17 aprile. L’annuncio è stato dato il giorno successivo dal portavoce della presidenza nigeriana, Garba Shehu, su Twitter.

Stando a quanto riportato da Reuters, l’uomo aveva contratto il virus lo scorso 24 marzo e, da allora, è stato in isolamento, per poi essere ricoverato in un ospedale privato di Lagos, il 29 marzo. Kyari aveva problemi di salute pregressi, tra cui il diabete, per curare i quali nel 2017 aveva trascorso cinque mesi nel Regno Unito. La sua è la prima morte di un personaggio di alto profilo in Nigeria a causa della pandemia.

Kyari era uno dei membri più eminenti all’interno dello staff presidenziale e uno degli uomini più potenti del Paese. Agli inizi del mese di marzo 2020, si era recato in Germania insieme ad una delegazione di funzionari del governo per partecipare ad un incontro con la multinazionale Siemens e al suo ritorno aveva preso parte ad incontri con altri membri del governo di Abuja. Si ritiene che abbia contratto il coronavirus in tale occasione.

Dalla sua diffusione nel continente africano, l’epidemia ha causato 1.000 decessi e ha contagiato 19.334 persone, colpendo 52 dei 54 Paesi del continente. Stando ai dati della Johns Hopkins University del 18 aprile, la Nigeria conta 493 casi confermati e 17 decessi. Il governo nigeriano ha imposto misure di isolamento nelle grandi città di Lagos e Abuja, mentre i governanti dei vari Stati hanno adottato misure di prevenzione. Il Paese è particolarmente vulnerabile a causa del proprio debole sistema sanitario e della densità della popolazione, che si aggira intorno ai 200 milioni di abitanti. L’economia nigeriana sta subendo una forte pressione, le cui conseguenze sono subite soprattutto dai lavoratori pagati pochi dollari a giornata che, in questo momento, né lavorano né riscuotono. Per tali ragioni, il governo sta adottando misure di sostegno per i più poveri.

In tale quadro, nella giornata del 18 aprile, durante la distribuzione di aiuti umanitari in cibo e denaro ai migliaia di sfollati che si trovano nel Nord-Est del Paese, 5 persone, di cui 4 donne e una bambina, hanno perso la vita, schiacciate dall’accalcamento della folla. Altre 7 hanno riportato danni, ma si teme che il conto di vittime e feriti possa salire. L’incidente si è verificato nella città di Gamborou, nei pressi del confine col Camerun.

Si tratta di una zona particolarmente colpita dalle milizie jihadiste di Boko Haram che, tra i vari attacchi operati in Nigeria, nell’agosto 2014, presero il controllo della città e della vicina Ngala. L’anno successivo l’esercito nigeriano, con il supporto di quello del Chad, riconquistò l’area in seguito a offensive che si protrassero per mesi. I civili, dopo essere fuggiti, ritornarono nelle due città ma circa 70.000 persone vivono ancora in campi profughi vicini a Gamborou, affidandosi alle forniture di cibo e denaro da parte di enti caritatevoli internazionali.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che ha avviato le proprie offensive nel 2009, uccidendo oltre 35.000 persone e costringendone circa 2,6 milioni ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta del gruppo è iniziata nel Nord-Est della Nigeria e si è propagata in Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Nell’aprile 2012, per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).  

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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