Messico-USA: vertice telefonico causa coronavirus

Pubblicato il 18 aprile 2020 alle 18:30 in Messico USA e Canada

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Il presidente messicano, Andres Manuel Lopez Obrador, ha tenuto una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense, Donald Trump, nella giornata del 17 aprile, per parlare della richiesta d’acquisto di migliaia di ventilatori per assistere i malati di coronavirus, avanzata dal Messico. I due leader hanno anche discusso di un possibile meeting da organizzare a giugno o luglio 2020, in modo da potersi ufficialmente incontrare di persona per la prima volta.

Il 10 aprile scorso, Lopez Obrador aveva chiesto alla controparte americana 10.000 ventilatori e altrettanti monitor per far fronte all’emergenza sanitaria, determinata dalla pandemia. Durante la telefonata del 17 aprile, il capo della Casa Bianca ha promesso e garantito la vendita di 1.000 ventilatori al Paese confinante entro la fine del mese di aprile, lasciando aperta la possibilità di ulteriori forniture, in quanto per il Messico non sono previste restrizioni nell’acquisto di tali tipologie di attrezzature.

In merito alla possibilità di un incontro ufficiale tra i due leader, il governo messicano ha affermato che si tratterebbe di un modo per ringraziare di persona il presidente Trump per la fornitura di apparecchiature sanitarie e per celebrare l’attuazione di un nuovo accordo commerciale tra i Paesi. Tuttavia, in merito a quest’ultimo punto non è chiaro quale sia stata la reazione del presidente statunitense.

Lo scorso 10 dicembre, Il Messico, gli USA e il Canada hanno firmato l’ultima versione dell’accordo commerciale noto come USMCA, dalle iniziali dei tre Paesi, e lo hanno successivamente ratificato. Tale intesa è stata raggiunta in seguito alla rinegoziazione del North American Free Trade Agreement (NAFTA), in vigore dal primo gennaio 1994, e lo sostituirà dal prossimo primo giugno. Tuttavia, vari attori del mondo degli affari stanno chiedendo ai rispettivi governi la posticipazione di tale evento, a causa della diffusione della pandemia di coronavirus.

L’epidemia ha messo particolarmente sotto pressione il Messico, le cui autorità sanitarie hanno previsto un rapido aumento dei casi per i prossimi giorni. Il 16 aprile, il vice ministro della Salute, Hugo Lopez-Gatell, ha affermato che il Paese potrebbe arrivare a registrare 56.000 contagi. Ad oggi, stando ai dati della Johns Hopkins University, il Paese ha visto un totale di 6.875 infezioni e 546 decessi. Nella sola giornata del 17 aprile, i nuovi casi sono stati 578 e le morti 60.

Intanto, negli Stati Uniti, il numero totale di contagi è arrivato a 706.830 e i decessi a 37.086, dati che pongono la Nazione al primo posto al mondo per numero di positivi e vittime. Solamente nella giornata di venerdì 17 aprile, Washington ha registrato un incremento di circa 2.000 perdite umane per il quarto giorno consecutivo. Nonostante ciò, alcuni Stati hanno annunciato dei programmi per sollevare le restrizioni in atto e far ripartire il Paese che, stando al parere di alcuni esperti potrebbe accadere già dal prossimo 4 maggio. Lo Stato più colpito del Paese è stato quello di New York, il cui governatore, Andrew Cuomo, ha aspramente criticato la risposta del presidente Trump all’epidemia, accusandolo di aver scaricato tutte le responsabilità sugli Stati federali e di aver messo al primo posto le priorità delle grandi aziende anziché quelle delle comunità più colpite.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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