Corea del Nord: violazione delle sanzioni Onu

Pubblicato il 18 aprile 2020 alle 9:02 in Cina Corea del Nord

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Stando ad un report pubblicato il 17 aprile, Pyongyang avrebbe violato le sanzioni Onu a cui è soggetta in più occasioni nel 2019, ricevendo il presunto aiuto di membri del settore navale cinese. Il Paese avrebbe esportato illecitamente per via marittima beni come carbone e sabbia, guadagnando milioni di dollari.

La fonte è il report annuale sottoposto al Consiglio di Sicurezza Onu e redatto da un team indipendente di esperti che hanno il compito di monitorare l’implementazione delle sanzioni imposte dall’istituzione alla Corea del Nord. Secondo il documento, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) sarebbe stata indulgente con il Paese confinante, non applicando a pieno le misure disposte nei suoi confronti, per cercare di limitarne il programma nucleare. Le disposizioni Onu attualmente in vigore prevedono che tutti i Paesi debbano ispezionare i carichi presenti su mezzi di trasporto aventi come provenienza e/o destinazione la Corea del Nord, così come le imbarcazioni battenti bandiera Nord-coreana che transitano nelle aree sotto il loro controllo.

Una delle foto presenti nella relazione raffigura otto imbarcazioni Nord-coreane ancorate in acque cinesi, al largo del porto di Ningbo-Zhoushan, il 10 ottobre 2019. Alcune tra le navi inquadrate sono cariche di carbone, materiale la cui esportazione è vietata alla Corea del Nord dall’Onu. Un’altra immagine, invece, riporta un trasferimento da nave a nave ancora una volta dello stesso materiale, nei pressi del porto di Lianyungang.

Un diplomatico del Consiglio di Sicurezza Onu ha dichiarato a Reuters che la RPC avrebbe la possibilità di impedire alla Corea del Nord, sua alleata, di infrangere le sanzioni ma ha scelto di non implementare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Stando a quanto dichiarato da tale fonte, navi da guerra cinesi hanno ricevuto più volte segnalazioni in tempo reale riguardanti imbarcazioni che accedevano alle sue acque territoriali, violando quanto stabilito dall’Onu.

La RPC è ritenuta un attore chiave nell’atuazione delle sanzioni su Pyongyang e il 16 aprile, quando interpellata in merito alle segnalazioni ricevute, ha risposto di aver implementato le sanzioni Onu. In particolare, il Ministero degli Esteri ha affermato che Pechino ha sempre assolto i propri doveri internazionali e gestito la questione attenendosi alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Nessun commento in merito è invece arrivato dalla missione della Corea del Nord presso le Nazioni Unite a New York.

Dal 2017, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha vietato le esportazioni di carbome da parte di Pyongyang e, nello stesso anno, ha richiesto a tutti i Paesi di rimpatriare i lavoratori Nord-coreani che si trovano all’estero entro la fine dell’anno, per evitare guadagni in valuta estera che arriverebbero al governo del capo di Stato Nord-coreano, Kim Jong-un.

Lo scorso gennaio, gli Stati Uniti hanno accusato la RPC di non aver completato tale rimpatrio. Secondo una stima redatta dagli stessi USA, Pyongyang guadagnerebbe 500 milioni di dollari l’anno dai suoi circa 100.000 lavoratori all’estero, di cui 50.000 si troverebbero proprio in Cina. Tuttavia, lo scorso 20 marzo, la RPC ha affermato di aver concluso il rimpatrio dei lavoratori Nord-coreani entro la data di scadenza del 22 dicembre 2019.

In totale, le Nazioni Unite hanno approvato 9 risoluzioni contro la Corea del Nord dall’ottobre 2006, con cui sono state imposte sanzioni in risposta ai programmi nucleari e missilistici del Paese asiatico.  Con esse sono state limitate le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità Nord-coreane a rivedere le proprie azioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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