La Turchia “neutralizza” 18 militanti curdi nel Nord dell’Iraq

Pubblicato il 17 aprile 2020 alle 17:13 in Iraq Turchia

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Il Ministero della Difesa di Ankara ha riferito, venerdì 17 aprile, che 18 membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), definiti “terroristi”, sono stati neutralizzati nel corso di un’operazione condotta nel Nord dell’Iraq, nella regione di Qandil. L’episodio giunge a pochi giorni di distanza dall’attacco del 15 aprile condannato da Baghdad.

Il verbo “neutralizzare” viene solitamente impiegato dalle autorità turche per indicare che le persone in questione si sono arrese oppure sono state uccise o catturate. Secondo quanto riferito dal Ministero in un tweet, l’episodio del 17 aprile è da collocarsi nel quadro di un’operazione anti-terrorismo svolta nel Nord dell’Iraq. Inoltre, è stato specificato, i cosiddetti terroristi sono stati individuati a seguito di attività di monitoraggio e ricognizione e operazioni di tal tipo continueranno fino a quando “non sarà neutralizzato anche l’ultimo terrorista”.

Il PKK un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Secondo Ankara, inoltre, i membri del PKK utilizzano spesso le regioni settentrionali irachene come rifugio per poi compiere attentati all’interno dei territori turchi.

In tale quadro, il 15 aprile, droni di provenienza turca hanno bombardato un campo profughi situato a Makhmur, nel Nord dell’Iraq, causando la morte di 3 civili, di cui due donne. Un secondo attacco ha poi interessato Rawanduz, una città della regione del Kurdistan situata nel Governatorato di Erbil, vicino ai confini con l’Iran e la Turchia. Questo ha provocato la distruzione di un nascondiglio del PKK e, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Ankara, la “neutralizzazione” di 4 membri del Partito.

L’episodio è stato condannato dalle autorità irachene e dal Ministero degli Esteri di Baghdad che, il 16 aprile, ha convocato l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz. Il comando delle operazioni congiunte e della Difesa aerea irachena hanno considerato l’accaduto del 15 aprile una “flagrante violazione” dello spazio aereo dell’Iraq da parte di Ankara, nonché una violazione della sovranità del Paese. Da parte sua, nel corso dell’incontro, Yildiz ha sottolineato che il PKK rappresenta una minaccia alla sicurezza non solo per la Turchia ma anche per l’Iraq e l’intera regione e le operazioni condotte da Ankara nella regione sono conformi al diritto internazionale.

Pertanto, Yildiz ha ribadito che la Turchia è determinata a continuare ad esercitare il suo “diritto di legittima autodifesa” fino a quando le postazioni del PKK in Iraq continueranno a costituire una minaccia per la sicurezza nazionale. Ankara, ha sottolineato l’ambasciatore, rispetta l’integrità territoriale e la sovranità dell’Iraq, e, al contempo, Baghdad è stata esortata ad impegnarsi nella lotta contro il terrorismo.

Gli episodi di insorgenza del Partito in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Risale al 23 marzo 2013 il cessate il fuoco tra la Turchia ed il PKK, annunciato ufficialmente dal leader Murat Karayilan. Tuttavia, nel corso degli anni, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche hanno causato la morte di oltre 40.000 persone.

Le regioni settentrionali irachene che vedono la presenza di membri del PKK sono Qandil, il Sud di Hakurk e il Nord di Erbil. Ankara, dal canto suo, ha condotto diverse operazioni contro le basi di tale Partito lungo il confine tra Turchia e Iraq. In tale quadro, il 27 maggio 2019, la Turchia ha lanciato l’Operazione Claw contro il PKK nel Nord dell’Iraq, neutralizzando oltre 400 militanti in 4 mesi.

Per quanto riguarda il campo di Makhmur, questo ospita più di 12.000 rifugiati curdi, fuggiti dalle persecuzioni della Turchia perpetrate negli anni Novanta. L’accampamento è dotato di un consiglio direttivo oltre che di un proprio esercito, le Unità di Protezione di Makhmur, istituito nel 2014 a seguito di attacchi da parte dello Stato Islamico. Secondo alcuni, tali forze armate hanno legami con il PKK.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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