La Giordania e il coronavirus: verso il ritorno alla normalità

Pubblicato il 17 aprile 2020 alle 12:10 in Giordania Medio Oriente

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Il Regno hashemita della Giordania è giunto a registrare, il 16 aprile, un solo nuovo contagio da Covid-19. Nonostante ciò, a partire dal 19 aprile, la provincia di Aqaba sarà posta in isolamento e soltanto qui vi sarà una graduale ripresa delle attività.

Secondo quanto riferito nella sera del 16 aprile dal ministro della Salute giordano, Saad Jaber, il numero dei casi positivi al coronavirus in Giordania ha raggiunto quota 402, cifra che include anche i pazienti guariti, pari a 250, e i decessi, pari a 7. Tuttavia, nelle ore precedenti al briefing giornaliero, è stato registrato soltanto un nuovo caso di infezione, riguardante un’infermiera di una clinica privata di Amman, posta in quarantena. Nel Regno, ha precisato Jaber, sono stati condotti in totale 1972 test per il coronavirus, 106 dei quali hanno interessato autisti provenienti dalla frontiera di al-Omari. Inoltre, la Giordania risulta essere il Paese arabo con il più alto tasso di casi di guarigione, pari al 54,9%, seguita da Iraq e Bahrein.

Tuttavia, nonostante il bollettino positivo del 16 aprile, il Regno ha deciso di chiudere i confini del governatorato di Aqaba, a partire dalle ore 10:00 del 19 aprile. Ad annunciarlo, il capo delle operazioni del Gruppo per la Gestione della Crisi Covid-19, il brigadiere Mazen Farayah, il quale ha riferito che all’interno di tale provincia, diversamente dal resto del Paese, si comincerà ad assistere ad un graduale ritorno alla normalità. In particolare, ai cittadini verrà consentito di muoversi a piedi o in auto dalle ore 10:00 del mattino alle 18:00, e, nel medesimo orario, le attività commerciali potranno riaprire, mentre la pesca sarà consentita solo dalle 04:00 del mattino alle 16:00. Inoltre, non sarà permesso l’ingresso e l’uscita dal governatorato di Aqaba, se non previa autorizzazione scritta del governatore. Università, sale per cerimonie, ristoranti rimarranno, però, chiusi, e non sarà consentito nessun tipo di assembramento.

Sempre il 16 aprile, il primo ministro giordano, Omar Razzaz, ha dichiarato che le priorità delle casse dello Stato sono cambiate, alla luce delle pressioni a livello economico e della riduzione delle attività produttive. Pertanto, l’obiettivo attuale è coprire le spese correnti e aumentare gli incentivi per i cittadini giordani in difficoltà, vittime di una diminuzione dello stipendio a causa della chiusura di diverse aziende e società.

La Giordania soffre anch’essa di una recessione economica derivante da una interruzione generale delle attività produttive a seguito dello scoppio della pandemia. Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, la crisi da coronavirus ha richiesto e richiederà l’impiego di 14 miliardi per il 2020, con lo scopo di attuare un piano, definito ambizioso, che mira a favorire una crescita lenta e ad incoraggiare gli investimenti.

Tuttavia, il Regno, ancor prima dell’emergenza coronavirus, era caratterizzato da un’economia fragile. Secondo gli ultimi dati ufficiali, l’economia giordana sta assistendo, da anni, al calo del tasso di crescita, rimasto al di sotto del 2%. A questo si accompagna l’aumento del tasso di disoccupazione, pari a circa il 19,5%, e un indice di povertà del 15,7%, che equivale a 1.069 milioni di cittadini. Il quadro economico del Regno vedeva, inizialmente, un bilancio statale per il 2020 pari a 13.83 miliardi di dollari, con un deficit stimato a circa 1.76 miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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